giovedì 20 novembre 2014

Il cane e i gesuiti: i viaggi di Tiziano


La moglie di Terzani, Angela: «Per lui i religiosi erano le fonti più preziose e sicure»

di Antonio Ferrari | aferrari@corriere.it


Nella borsa da viaggio di un giornalista-inviato c’è un pò di tutto, quasi sempre nel disordine dove ciascuno di noi si ritrova: un libro non manca mai, come la biancheria di sopravvivenza in caso di smarrimento della valigia. Poi, l’astuccio con il necessario per la toilette, e magari le pillole per tenere sotto controllo la pressione. Infine, la cosa più preziosa: la lista della spesa, generalmente senza indicazioni. Perché, a parte gli appunti sul Paese che ci attende e di cui abbiamo cercato di sapere quanto più possibile, il resto delle storie è in cerca di soggetto. Affidate alla curiosità, all’istinto, al fiuto che distingue il viaggiatore di professione. Se immagino ogni partenza di Tiziano Terzani, la vedo così. Un giorno o due per leggere e appuntare notizie e riflessioni su un quadernetto, con qualche nota sulle emozioni vissute da un viaggiatore precedente, e soprattutto la vibrante attesa di una nuova scoperta.
Angela Staude Terzani, la sua compagna di una vita, lo ricorda curioso, eccitato dal viaggio, e felice di non sapere che cosa troverà. «Però, di sicuro, quando tornerà a casa la lista sarà in overbooking. Ricco di nuove esperienze, Tiziano, di storie da raccontare, magari con un piccolo oggetto, un libro antico, un vasetto da posare nella vetrinetta che racconta la propria vita. Anche a lei capita?». Sì. Angela tocca un argomento sensibile per chi vive di emozioni e ha girato almeno una parte del mondo. Di Terzani mi ha sempre affascinato l’amore per i luoghi che ha frequentato, il suo Estremo oriente. Un inviato si affeziona, e dal mondo che ha visitato e vissuto viene adottato. Quanto è bello sapere che Terzani, arrivato in un posto, andava a fare colazione in un bar, e veniva attratto dalla stranezza o dalla solitudine di qualche avventore. Angela si entusiasma: «Anche se ero seduta accanto a lui, mi lasciava e andava a presentarsi e a chiacchierare con chi aveva attratto la sua attenzione, o calamitato il suo istinto. La maggior parte delle volte l’intuizione era giusta, e una nuova storia accendeva e infiammava il suo interesse». 

Ah, quante risate hanno accompagnato i gadget di un inviato. Un caro collega, lo scomparso Giorgio Torchia, sosteneva che siamo attratti dai giocattoli: lui, una volta, a Beirut, aveva comprato un Black & Decker. Quando acquistiamo un piccolo oggetto, non pensiamo a speculazioni ma all’istinto che ci ha spinto a sceglierlo. Ricordo lo sguardo ammirato di Tiziano, che incontrai a Roma assieme al comune amico Roberto Fabiani dell’Espresso, mentre gli mostravo alcune vecchie cartoline palestinesi anni ‘20, durante il mandato britannico, con didascalie in ebraico, arabo e inglese; e poi qualche veduta di Tel Aviv, con le foto che a Israele procurava il suo primo fornitore, la Cecoslovacchia comunista. Quando chiedo ad Angela se suo marito avesse qualche particolare idea, o mania, prima di cominciare una nuova missione, la risposta è quella che immaginavo. «No, a parte la preparazione per l’incarico, e la visita in una libreria di piccolo antiquariato per una rapida doccia nel passato. Capita anche a lei?» Beh sì, ho un amico, a Milano, che fa il libraio e mi racconta i retroscena (gloria e soprattutto miserie) sulla vita dei poeti che amo — Foscolo e Leopardi, prima di tutto — e dei viaggiatori che prediligo. C’era qualcuno che Terzani pianificava di incontrare, nei suoi viaggi? Angela non ha dubbi: «Sì, certo. Non i diplomatici, anche se a volte potevano essere utili, ma i gesuiti. Sì, i gesuiti per Tiziano erano una delle fonti più preziose e sicure. Perché non curano la forma, conoscono i Paese e soprattutto sono molto colti. Mi diceva: “Non ti fanno mai perdere tempo, e ti arricchiscono”». 

Sapevo che prima o poi, durante la nostra piacevolissima conversazione, Angela mi avrebbe regalato la storia che raggiunge direttamente il cuore e lucida la tenerezza: «Eravamo in Giappone. Avevamo un cane, Baoli, al quale eravamo affezionatissimi. Un giorno se ne andò, oppure scappò, o magari si perse. Tiziano si mise a cercarlo dappertutto, con ostinazione e convinzione. Per una settimana chiese informazioni, raccolse voci di ogni genere. La sera tornava a casa e mi diceva: non hai idea di quante cose imparo del Giappone seguendo la pista del nostro cane. Il settimo giorno lo trovò nell’ultima gabbietta di uno dei tanti canili di Tokio. Baoli scodinzolava felice. Eppure non sapeva che il giorno dopo, se non l’avessimo ritrovato, avrebbe rischiato la morte, visto che era vecchio e abbandonato. Lo portammo con noi in Tailandia. È riuscito a sopravvivere per altri 4 anni. Poi è morto. Di caldo, temo». 

Il volume
Il volume «Tiziano Terzani. Guardare i fiori da un cavallo in corsa», a cura di Àlen Loreti (Rizzoli Illustrati, pagine 320, € 35) è un ritratto intimo (attraverso foto, documenti, ricordi) del giornalista. Due gli incontri per la presentazione: il 24/11 allo Iulm dalle 16.30 alle 18 e poi alla Rizzoli Galleria alle 19 Angela Staude e Àlen Loreti firmano copie

http://www.corriere.it/cultura/14_novembre_20/cane-gesuiti-viaggi-tiziano-68e359f4-70a5-11e4-8a20-485d75d3144d.shtml

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