mercoledì 19 novembre 2014

Federico Caffe' , giallo infinito Sylos Labini: per me e' suicidio


DOPO LA RICHIESTA DI MORTE PRESUNTA PARLANO GLI ALLIEVI


----------------------------------------------------------------- Dopo la richiesta di morte presunta parlano gli allievi Federico Caffe', giallo infinito Sylos Labini: per me e' suicidio Uscire di scena a passi felpati, una mattina di aprile, e lasciare un vuoto che dieci anni dopo da' ancora la stessa vertigine. E lasciare un mistero profondo che affascina di piu' via via che il tempo passa. La scomparsa di Federico Caffe', avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1987, e' entrata due giorni fa nelle pubblicazioni della burocrazia: sei mesi di tempo, dice un annuncio del Tribunale di Roma, per "chiunque abbia notizie dello scomparso", poi verra' quasi certamente dichiarata, come ha chiesto la nipote, la morte presunta. Scendera' il freddo della formalita' "dovuta per legge", come dice Paolo Sylos Labini. Ma restera' qualcosa di molto vivo, piu' di una memoria: vuoto e mistero che nella storia recente hanno un precedente solo, la scomparsa di Ettore Majorana, grande fisico, personalita' complessa. Avrebbe 83 anni, oggi, Federico Caffe': ne aveva 73 quella mattina che, all'alba, usci' di casa in punta di piedi e fece perdere ogni traccia. Da allora, il mistero della sua sorte (la fatalita' e' esclusa) ha attraversato la mente dei suoi colleghi, di chi gli stava vicino, soprattutto dei suoi allievi. Suicidio o scelta di nascondersi e' il dubbio affascinante sulla fine pubblica di uno degli economisti italiani piu' rispettati, keynesiano anomalo, amico della Banca d'Italia e dei sindacati. "Io incontrai Caffe' dieci giorni prima della sua scomparsa - dice oggi Sylos Labini, professore emerito di Economia -. E sono convinto che si sia suicidato. Ma naturalmente la mia e' una congettura, non ho elementi obiettivi. La fondo soprattutto su quanto mi disse Carlo Ruini, l'economista suo amico scomparso un anno fa. Ci sono due elementi che fanno pensare che la lancetta sia piu' orientata al suicidio che alla fuga dal mondo. Il primo e' che, quel mattino di aprile, Caffe' lascio' sul tavolo chiavi, portafogli, libretto degli assegni, orologio: come chi ha deciso che non ne avra' mai piu' bisogno. Il secondo elemento e' cio' che Caffe' disse a Ruini pochi giorni prima, di fronte al suicidio di Primo Levi: Caffe' non disapprovo' il gesto, disapprovo' il modo pubblico, non discreto, con il quale avvenne. L'indizio fa sospettare che gia' pensasse al suicidio". Molti dei suoi allievi, economisti che nel frattempo si sono affermati, a cominciare da Maurizio Franzini e Alessandra Del Boca, hanno sempre invece preferito pensare che il maestro avesse deciso si' di uscire di scena, era depresso, era stato colpito profondamente dalla perdita in pochi anni della madre, dell'anziana tata e di amici come Ezio Tarantelli, Fausto Vicarelli, Franco Franciosi; ma non progettando un suicidio che non lasciasse tracce, troppo volgare, troppo banale per Caffe'. Piu' probabilmente, nascondendosi alle luci e alle amarezze della vita pubblica. Mistero per tutti, comunque, che forse restera' tale. Ma anche vuoto che riguarda l'uomo e il professore e non vale solo per chi fu suo allievo. "Ne ho un ricordo stupendo, che rasenta la venerazione - dice Michele Salvati, economista e parlamentare -. Durante la mia libera docenza, ebbi uno scontro piuttosto duro con un professore neoclassico. Caffe' era presente e il giorno dopo mi invio' un disco, un vinile, di Richard Strauss e un biglietto in cui mi diceva di ascoltarlo e dimenticare le polemiche. Da allora ne ho una venerazione". Un uomo e uno spirito liberi e onesti, dice Mario Baldassarri, altro economista lontano dalla scuola di Caffe': "Il suo pessimismo e il suo orientamento a favore dell'interventismo dello Stato nell'economia erano fondati sulla percezione intelligente delle debolezze delle istituzioni italiane, sul fatto che l'Italia abbia sempre avuto poco Stato e poco mercato. Da quando e' scomparso e' finito il mondo bipolare ed e' iniziata la globalizzazione: immagino che avrebbe interpretato con liberta' e intelligenza i cambiamenti".
Taino Danilo
Pagina 23
(8 dicembre 1997) - Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/1997/dicembre/08/Federico_Caffe_giallo_infinito_Sylos_co_0_9712089978.shtml

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