lunedì 10 novembre 2014

Che cos'è la patria

Pierre Chardon

 
La parola Patria è una derivazione, una variante, ed una deformazione della parola Pater, cioè padre, così come patriarca, patrizio, padrone.
Tutte queste parole evocano la medesima idea di Padre e dei suoi posteri. Questi erano più forti nell'antichità che ai nostri tempi, giacché in Roma avevano diritto di vita o morte sulla loro progenitura. In cambio, nessun obbligo; i benefici erano volontari, e per questi esigevano l'amore, il rispetto, il sacrificio e l'obbedienza passiva. È così che le leggi religiose laiche tendono ad incrostare nell'infanzia il sentimento di deferenza e di sottomissione alle volontà paternali.
Le abitudini e le tradizioni consolidarono questa obbedienza assoluta agli ordini del Padre. Per tutti quelli che nel decorso dei tempi si arrogarono il diritto di dirigere le moltitudini, per meglio avere sotto la loro dominazione un popolo di fanciulli sottomessi, rispettosi e pronti al sacrificio, darsi il nome di Padre era il mezzo più sicuro per conseguire ed attuare i loro progetti.
Di questa maniera il patriarca (1) pretese essere il padre della orda nomade che sopportava la sua autorità. Il nobile (2) romano si credette il padre della repubblica. Il patrizio (3) si proclamava padre della comarca che governava. Il padrone (4) si vanagloriava di essere un eccellente padre per quei poveri diavoli “clienti” suoi (5) che egli proteggeva ed aiutava con i suoi denari.
L'autorità spirituale si servì pure della parte di Padre per ottenere l'obbedienza. Di Dio fecero il Padre eterno, il suo rappresentante in Roma s'intitola il Santo Padre; quelli che stabilirono e consolidarono la Chiesa, si chiamavano i Padri della Chiesa e tutti i tonsurati s'intitolano Padre.
Il gregge dei fedeli gli deve obbedienza, così come il gregge dei patrioti deve obbedienza all'imperatore, al re, ed ai nobili; ai borghesi, ai patrizi militari e civili; ai padroni che, in cambio di molto lavoro, li pagano con un miserabile salario.
Se riunissimo in un medesimo blocco i patriarca consiglieri, i nobili insolenti, i patrizi despoti e i padroni avari – abbiamo o no un monarca a testa – avremmo la Patria. E Patria significa Padrone; cioè quello che detiene il potere, che impone la sua volontà, ed esercita l'autorità. Dissipata l'illusione ed il miraggio, siamo arrivati a scoprire quello che in realtà è la Patria: la Patria è il Padrone.
Il Padrone è un essere mistico (6) per eccellenza, al quale attribuiamo il potere morale e materiale di padre, del quale non sappiamo disfarci. Solo lui ha il diritto di esercitare l'autorità; cioè emanare una volontà davanti alla quale la moltitudine s'inchina come davanti alla più perfetta espressione del bene, del bello e del giusto.
A noi sembra che egli fosse d'una essenza superiore alla nostra, e plana al di sopra del comune dei mortali, aureolato con il rispetto di tutti. Le nostre relazioni con lui assomigliano alla relazione che esiste fra il cane e l'uomo. Umili e sottomessi chiediamo la carezza e l'osso da rodere che ricompensiamo colle nostre bassezze, la nostra cieca fedeltà e il sacrificio. Come il cane disobbediente che teme d'essere castigato per un'infrazione agli ordini del suo padrone, e viene costretto a leccare la mano che lo ha picchiato, succede a noialtri quando crediamo di avere trasgredito gli ordini del nostro padrone. Nemmeno osiamo fuggire il castigo, né il suo rigore c'impedisce la minima protesta.
E la terra dei padri, degli antenati (7), si trova lì dove il padrone risiede.
Noi consideriamo gloria il combattere i popoli che il nostro padrone detesta ed offrirgli le borgate acquistate affinché le incorpori al suo patrimonio; e questa è poi la nostra Patria, malgrado non l'abitiamo, perché essa appartiene al Padrone. Questi porta con sé la paternità. La terra dove sventola la sua bandiera e nella quale esercita la sua autorità, è sempre la terra dei padri a cui obbediscono.
Ed a quelli che sono nati in quella terra, il Padrone-Patria dice (8): 
«Giacché siete nati nel territorio sotto il mio dominio, mi appartenete; e con questo non faccio altro che assoggettarmi strettamente alla tradizione, giacché tutto ciò che nasceva nella caverna del primitivo gli apparteneva. Tutto ciò che la vista arrivava a distinguere all'ingiro del castello nel Medio Evo, apparteneva al signore feudale. La mazza del primo e la potenza del secondo, imponevano le loro pretese agli uomini di quelle lontane epoche.
Siccome voglio apparire come uno che segue il progresso, mi accontento di “bollarvi” (fede di nascita, passaporto); però ricordatevi che in qualunque posto abbiate ad andare, mi appartenete, come pure la vostra progenitura.
Ed alla mia chiamata dovete accorrere a difendermi contro i miei nemici; perché come Luigi XIV, io sono lo Stato».
La Nazione, la Società politica (9) è formata dalla moltitudine che dà valore alla borgata dove si esercita la volontà del Padrone; perché il popolo non pensa, né riflette; non possiede volontà, né autorità e facilmente si sottomette a chi per lui pensa.
E secondo le necessità ed i capricci di quello che dirige, questo popolo sarà l'asino della macina, cavallo di battaglia, e bestia sempre, di lusso o di divertimento.
Que lorsqu'elles ont fini le miel
La maître chasse les obeilles.
Così questo popolo servile crea le ricchezze destinate ad aumentare gli ozi ed i godimenti del Padrone. Fortunati se questi vuole abbandonargli il giusto per non morirsi di fame, ed avere una miserabile pietanza da dare ai suoi figli, i quali continuueranno a condurre una vita da bruti, e che più tardi saranno addestrati per difendere il Padrone... ad uccidere ed a farsi uccidere per un capriccio di questi.
Nel medesimo paese, il padrone cambia sovente di nome. Così in Francia, da quindici secoli in qua, s'incarnò in un re, un imperatore, una repubblica. Però se il nome cambia, la cosa sussiste ed il potere è sempre intangibile.
Il popolo, burattino della nobiltà sotto la monarchia, si convertì in cosa della borghesia sotto la repubblica e, sotto l'impero, oggetto della borghesia e della nobiltà riunite.
I borghesi della grande rivoluzione, molto poco prestigiosi fino a questo momento, esumarono un vecchio idolo che i monarchi avevano sdegnato. Fecero della Patria una nuova divinità, occultando i loro appetiti. Essa gli facilitò la dominazione per la rassegnazione passiva agli ordini del padrone che il suo culto genera.
La Patria aveva di già servito per occultare gli appetiti dei Padroni delle Repubbliche italiane del Medio Evo, come pure delle Repubbliche greche e romane popolate da schiavi cosmopoliti. Dopo la Rivoluzione del 1848, i monarchici si affrettarono ad adottare questa divinità borghese che essi pretesero incarnare e rappresentare, avendo comprovato che il loro potere si era consolidato...
Come tutti quelli che avevano precedentemente trattenuto l'esercito dell'autorità, i borghesi della Grande Rivoluzione hanno decretato la proprietà inviolabile e sacra.
Tuti i delitti e le infamie che avevano preceduto alla sua formazione, furono coperti dalla prescrizione che mette, dopo 30 anni, “il ladro”, “l'assassino”, “il falsario”, al riparo dalle rivendicazioni delle loro vittime.
La fortuna così acquisita, conferisce tutti i diritti ai dominatori. Coloro che la posseggono sono molto rispettosi delal legge – promulgata dagli spogliatori a loro profitto.
Questi sono i partidari convinti dell'imperatore, del re, del presidente, rappresentante nominale della dominazione collettiva; di Dio e della patria che danno all'autorità l'aureola mistica.
Così abbiamo:
Nobili armati che sgozzano gli jacques (10), gentiluomini che distruggono la proprietà dei nemici del re, cortigiane che vendono le loro grazie alla nobiltà ed alla borghesia opulenta; fittavoli generali e mercanti che ricattano il popolo; rifornitori di eserciti rivoluzionari, imperiali e nazionali; trafficanti dei beni nazionali e congregazionisti; generali ladri; magistrati che condannano senza pietà quelli che attaccano il regime che ad essi dà profitto; negozianti di carne umana, che fanno la tratta dei neri e delle bianche; borsisti, speculatori, disposti a rovinare ed a lasciare morire di fame i loro compatrioti per riempire le loro casse di ricchezze; parlamentari chiacchieroni o muti, al servizio dell'alta finanza, del commercio accaparratore e ladro, che nessun imbroglio detiene, fosse pure un Panama; giornalisti che vendono la loro penna a chi meglio li paga; trust stracarichi di milioni – popolo che non si degna di fare il più piccolo sforzo per pensare e per riflettere.
Ecco i tuoi Padroni!
Eccoti quelli che hanno conservato o che detengono il Potere: eccoti la Patria!
Essi hanno il prestigio dell'istruzione, dell'uniforme, del vestito, del lusso, delle buone maniere, le abitazioni sontuose, e le funzioni onorifiche, i vantaggi della ricchezza e gli spassi prolungati.
A loro i piaceri! A te le privazioni!
Forse non dispongono del capitale che conferisce tutti i diritti? E non sei tu il lavoro al quale incombono tutti i doveri?
Tu stesso, oh popolo!, non ammetti le loro giuste pretese, già che nel tuo proprio seno gli individui sottomessi al medesimo padrone sovente non hanno altre aspirazioni ed altro ideale, che di essere ammessi da lui nel numero dei suoi prossimi servitori?
Non sono i diseredati quelli che danno benevolmente ai privilegiati la forza materiale che a loro manca?
I lavori più ripugnanti, quelli che i padroni non possono fare, e che la loro digmità rifiuterebbe, i figli del popolo si affrettano a farli.
I più robusti (quando non i più intelligenti) fra i proletari sono orgogliosoi di essere gendarmi, agenti della polizia ostentiva o segreta, guardie di prigione, doganieri, sottufficiali volontari a soldo, ecc., ecc., facendosi così gli strumenti docili del dispotismo, del quale essi stessi saranno le prime vittime.
Non vediamo forse poveri diavoli sfruttati, vivendo miserabilmente, difendere con energia gli interessi dei loro padroni?
Il miraggio patriottico ha per missione mantenerci in pieno questa incoscienza che tanto profitto dà al Padrone.
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(1) Patriarca: capo di famiglia e poi capo della tribù nomade.
(2) Nobile: dignitario dell'impero romano.
(3) Patrizio: membro della nobiltà romana.
(4) Padrone: protettore dei plebei romani.
(5) Clienti: plebei, uomini della plebe, cioè di condizione inferiore che si mettevano sotto la protezione di un patrono.
(6) «La patria è un essere mistico», una delle definizioni patriottiche della parola ß.
(7) «Dove hanno vissuto e sono morti i nostri antenati, ivi è la patria», altra definizione patriottica.
(8) «La patria è il paese dove si è nati».
(9) «La patria è una doppia divisione geografica di una società politica», definizione patriottica.
(10) Nome che si diede ai contadini che insorsero contro la tirannia della nobiltà, il 28 maggio 1350.
 
 
[1915. Pubblicato su Culmine, anno I, n. 1, 1 agosto 1925]


http://www.finimondo.org/node/1492

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