giovedì 20 novembre 2014

Editoriale di
Diamante d’Alessio

Prendere la vita tra le (proprie) mani. Avere davanti scelte da fare. Che siano piccole o grandi, non è poi neppure così importante. Importante è poter scegliere. Non rimanere in balia della fame, della povertà, di un uomo che ha dominio assoluto su di te, dell’impossibilità di studiare. Si chiama emancipazione, si chiama vita.

Thereza, la donna che è la protagonista della nostra copertina, vive in Tanzania. Lavora dall’alba al tramonto per strappare alla terra il necessario per sopravvivere. «È una supernova di rabbia che pulsa a intermittenza esplosioni di amarezza e lampi d’orgoglio furioso». La descrive così la scrittrice Beatrice Masini, nel suo reportage d’autore. E, di orgoglio furioso, ce ne vuole davvero per riuscire a prendersi, appunto, la vita tra le mani. Soprattutto se sei donna.
Per questo, quello che state sfogliando, è un numero diverso del nostro magazine. Un numero in più rispetto alla normale programmazione delle uscite settimanali. Lo abbiamo voluto interamente dedicare a storie come quella di Thereza. O quella della cambogiana Thort Chanty, che grazie al microcredito è riuscita ad acquistare cinque galline e ora vede possibile un futuro di riscatto. Perché crediamo che anche in un momento lieve come l’estate sia necessario prendere per mano le donne meno fortunate di noi. Specchiarci nei loro occhi. Per farlo, abbiamo coinvolto sei magnifiche scrittrici, testimoni delicate e combattenti come Silvia Avallone che è andata in Bosnia, Camilla Baresani in Ecuador, Beatrice Masini in Tanzania, Candida Morvillo in Marocco, Pulsatilla in Cambogia e Valeria Parrella si è occupata dei migranti che arrivano sulle nostre coste. I loro reportage emozionanti (ed emozionati) raccontano i Paesi dove Oxfam, una ong internazionale, opera da molti anni e porta sostegno alle donne in difficoltà perché diventino loro motore di cambiamento. Insieme a noi in questa avventura ci sono le energie delle donne di Women for Expo, progetto di Expo 2015, che si occupa di cibo, terra e donne. Perché ognuna di loro, di noi, ha in sé la capacità di nutrire e prendersi cura degli altri. Mettendo insieme parole e immagini abbiamo scoperto persone eccezionali che dedicano il loro tempo a battaglie che ci riguardano tutte, italiane o no, che dobbiamo vincere per forza. A tutte loro va la mia riconoscenza.

Buona lettura, buone emozioni, buona estate.

Editoriale di
Winnie Byanyma

Executive Director Oxfam International

Oxfam è una magnifica e potente confederazione di 17 organizzazioni unite insieme. Ciascuna è differente rispetto alle altre, ma sono tutte unite dietro un’unica visione: eliminare la povertà, estirpandola alla radice e affrontando le sue cause strutturali.

Continuo a essere affascinata dal lavoro che queste organizzazioni fanno in più di 90 paesi; recarsi nelle comunità per aiutare i poveri che cercano di risollevarsi, inviare squadre verso le aree colpite dai disastri e verso le persone che si trovano dietro le linee di conflitto, fornire loro possibilità di salvezza. Spingere governi e aziende a fare la cosa giusta per gli abitanti del “Sud globale”. Sto ancora imparando a capire quale sia il modo migliore per raccontare la nostra storia, perché la povertà esiste e la grande disuguaglianza dilaga, mentre una parte del mondo è divenuta negli ultimi anni incredibilmente più ricca. Alcune organizzazioni pubblicano foto di bambini in lacrime, ottenendo così facili aiuti: del resto, chi non è colpito da simili immagini? Noi preferiamo sostenere donne e uomini perché siano loro il motore del cambiamento, rendendosi capaci di influenzare chi prende decisioni e incide su diritti e destini. Cambiare il mondo, aiutare le persone a combattere l’ingiustizia della povertà: sono obiettivi difficili da raggiungere e perfino da raccontare.

Quest’anno ho partecipato al Forum Economico Mondiale di Davos. Ci ero già stata da giovane, a titolo personale, per quattro anni consecutivi, e ricordavo solo il mio smarrimento tra quei potenti che mi erano sembrati persi nelle loro chiacchiere. Ora andavo per presentare lo studio di Oxfam sull’ingiustizia economica globale, e si è rivelata un’esperienza completamente differente. Il nostro lavoro ha attirato l’attenzione di multinazionali e leader politici grazie al suo messaggio potente, reso ancora più forte da papa Francesco, che con chiarezza ha collocato la disuguaglianza alla radice del male sociale. In modo simile si sono espressi anche i leader della Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e il presidente Obama. Le visioni erano convergenti e si è parlato ovunque del nostro rapporto perché siamo riusciti a rappresentare la disuguaglianza in modo semplice e diretto, spiegando come solo 85 persone detengono la ricchezza della metà della popolazione mondiale più povera. La forza, l’orgoglio e anche l’umiltà di questa semplice verità ha fatto sentire ai potenti la voce dei più poveri.

Oxfam sa che il volto della povertà è spesso il volto di una donna. La maggioranza dei poveri sono donne, per questo i loro diritti sono al centro del nostro lavoro di aiuto umanitario, cooperazione allo sviluppo e campagne d’opinione. Oxfam è parte di un movimento globale per la giustizia. I nostri partner, lo staff e i volontari sono persone che tengono all’equità, ai diritti umani, e alla dignità di tutti gli abitanti della Terra. Se portare la giustizia nel mondo, e offrire a tutti una luce di speranza, sono argomenti che vi appassionano, dovreste unirvi a Oxfam. Darete un’occasione alle opportunità che la vita può presentare davanti a chiunque. Lavorerete, in concretezza, per il futuro di un mondo più giusto.

Editoriale di
Maurizia Iachino

presidente di Oxfam Italia

Si sente dire spesso che il futuro è donna. Ma non tutte le donne hanno lo stesso futuro. È quello che ho visto un giorno di gennaio dello scorso anno, in una capanna beduina alla periferia di Hebron, in Palestina. Intorno a un fuoco che combatteva a stento le rigide temperature, dell’inverno, c’erano donne alle prese con un presente per sopravvivere ai loro diritti negati, alle opportunità mancate, discriminazioni e ingiustizie. Cosa mai avrei potuto dire? Ho scoperto che sarebbe bastato ascoltarle. Mi hanno raccontato che il loro futuro, e quello dei loro figli, passava dalla riscoperta di tradizioni e arti del passato. Oxfam lavorava con loro per recuperare il sapere antico e quasi perduto della tessitura, rendendole imprenditrici di se stesse, capaci oggi di esportare in tutto il mondo i tappeti impreziositi dai loro disegni. Altre mi hanno offerto di assaggiare, orgogliose, il loro formaggio, dopo averlo lavorato e prodotto con maestria nel laboratorio che Oxfam ha costruito insieme a loro.

In un contesto dove uomini e animali vivono quasi in simbiosi, le donne significano tenacia, lavoro e speranza. Tanto da farmi pensare che si può sempre parlare di futuro con una donna, anche se discriminazioni, ingiustizie e povertà lo oscurano. Persino se si vive in un posto comer Hebron e, mi sento di scrivere, anche a Gaza, dove Oxfam è al lavoro da tempo e lo è tuttora, in aiuto delle vittime di questa recente tragedia umanitaria.
Ecco perché in ogni nostra iniziativa, noi di Oxfam mettiamo le donne al centro. Perché sanno prendere il controllo e agire in modo collettivo. Sanno accendere i motori del cambiamento verso un mondo più equo. E, quando ci si occupa di cibo o di ciò che può procurare cibo, sanno sempre prendersi cura del nutrimento e del futuro di tutti, concetto che è anche di WE-Women for Expo 2015.

Infine un grazie, a Io Donna e al suo direttore Diamante D’Alessio, che per prima ha creduto in questa iniziativa con le sei scrittrici che hanno raggiunto i progetti di Oxfam sul campo e ora vi raccontano quello che hanno visto; e a tutti voi che vorrete sostenere il futurodelle protagoniste dei loro racconti.

Quando c’è poco o niente su cui contare, poter guardare al futuro può dare un senso anche a tutto quello che un senso non ce l’ha.

Editoriale di
Marta Dassù

Presidente Esecutivo WE-Women for Expo

WE-Women for Expo è un progetto di Expo Milano 2015 in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori che darà vita a un network di donne di tutti i Paesi partecipanti ad Expo Milano 2015.

Quando Expo si aprirà, il 1 maggio del 2015, le donne saranno protagoniste. Quel giorno, infatti, al centro della festa di apertura di Expo ci saranno le donne che da tutto il mondo, dall’Argentina al Kenya, da New York a Pechino, stanno collaborando con l’Italia sul tema essenziale per il futuro dell’umanità: il diritto al cibo. Non è il film di un futuro impossibile.
La fame può essere eliminata. Capirlo è il primo passo per farlo. “Women for Expo” dirà perché 842 milioni di persone continuano a soffrire di malnutrizione; dirà come possiamo eliminare gli sprechi; dimostrerà che non c’è nessuna ragione al mondo per cui una parte dell’umanità si ammala di obesità e una parte muore per mancanza di pane e di acqua. Le donne sono una parte decisiva della soluzione. Non per ragioni antiche ma assolutamente contemporanee: le donne sono ormai quasi il 50% della forza lavoro agricola, ma in grandi numeri non hanno accesso al credito o il diritto di possedere la terra. Quando questo ennesimo caso di “gender gap” verrà chiuso, la produzione e la distribuzione del cibo miglioreranno enormemente. “Women for Expo” suona We, Noi. E’ facile da capire: la sicurezza alimentare richiede un approccio condiviso. La Carta delle Donne, che i visitatori di Expo leggeranno e potranno firmare nel Padiglione Italia, ne fisserà le linee: la responsabilità di ciascuno nel nome di tutti. Dallo spreco alla vita. Non sarà un’agenda solo politica e non sarà una ricetta arida da trangugiare. Il mondo We, nell’Expo, si tradurrà in parole scritte, vibrerà di voci cantate, verrà illustrato da opere d’arte, condurrà a progetti concreti, farà piangere e ridere. L’Expo delle donne sarà una grande esibizione, dopotutto; che lascerà dietro di sè i volti, le azioni e le idee di centinaia di noi.

Intervista a Lorella Coppo Direttore Marketing

Quello della cosmesi è un mondo al femminile. Che mette al centro la bellezza, certo, ma nelle sue realtà evolute punta anche al benessere delle donne. Alla loro sicurezza. Con questa filosofia BioNike, azienda milanese fra le più importanti leader per le linee dermocosmetiche, ha scelto di sostenere il progetto di Io donna con Oxfam. Ne parla Lorella Coppo, Direttore Marketing.

Avendo partecipato al numero speciale di Io donna, cosa la colpisce di più?Intanto, il fatto che è solo l’inizio di una storia: arriveranno il libro, la mostra... Poi, la forza delle donne. Delle scrittrici con i loro reportage e di Women for Expo per il valore della sua testimonianza. Non si può parlare di nutrimento del pianeta senza mettere al centro il sapere femminile: le donne nutrono i loro figli. Iniziative così dimostrano come l’Expo possa essere evento culturale e di business e, al tempo stesso, occasione per riflettere a livello umanitario.

Come è nata l’idea di questo impegno?Semplice: ci siamo innamorati di Oxfam. Tra le altre, troviamo straordinarie le sue iniziative per affermare i diritti delle donne, per attivare la loro coscienza civile, per proteggerle. È una vera emergenza globale e il recente caso di Meriam, la giovane accolta in Italia dopo la condanna a morte per apostasia in Sudan, ci conferma la necessità di insistere su questa assunzione di responsabilità. Che è nel dna della nostra azienda.

Una questione di sensibilità sociale...Da sempre BioNike è impegnata sul fronte della responsabilità. Solo da un paio d'anni, però, abbiamo deciso di farlo in modo più evidente, conclamato: sosteniamo Anlaids attraverso Convivio; siamo “andati a braccetto” con Unicef nel golf tour BioNike Open per la campagna sulle vaccinazioni contro il morbillo in Africa. Adesso la bella chance del numero speciale di Io donna con Oxfam, di cui siamo sponsor unici. Ma pochi sanno che da tanto tempo, per la fase finale del confezionamento dei prodotti, ci affidiamo, anche se non in via esclusiva, a “La Nostra Famiglia”, una piccola azienda certificata che impiega persone diversamente abili.

Parlarne è importante?Sì, perché vogliamo mandare un messaggio chiaro: la responsabilità sociale non è una scelta, semmai un dovere. Un’azienda che vanti performance positive non può sottrarsi al dovere della redistribuzione. Speriamo che tanti altri facciano come noi.

Parola chiave: responsabilità.Prima di tutto nei riguardi delle consumatrici. E aggiungiamo “serietà” e “sicurezza della salute”. Certifichiamo che i nostri prodotti sono senza conservanti, senza profumi, senza glutine e nickel tested. Pensi che per evitare anche la minima traccia di nickel, che potrebbe scatenare allergie nei soggetti più intolleranti, controlliamo ogni singolo lotto. Molto più di quanto richieda la legge.

Le quote rosa sono rispettate in casa BioNike?Sull’intero organico aziendale direi che sono debordanti (sorride). L’Ufficio Marketing è, per esempio, tutto al femminile!

http://www.iodonna.it/speciali/sei-scrittrici-mille-voci/

Nessun commento:

Posta un commento