mercoledì 26 novembre 2014

EBOLA, PARLA FABRIZIO, IL MEDICO ITALIANO
CONTAGIATO: "CE LA FARÒ, VEDRETE"


di Mauro Evangelisti
ROMA - «Sto bene, ma sono molto stanco. Il viaggio è stato assai faticoso». Comunica con il telefono, con un collega, dalla stanza più isolata di tutto lo Spallanzani, Fabrizio, il medico di Emergency che ha contratto il virus dell'Ebola in Sierra Leone. Racconta: «Per tutto il tempo, come vuole la procedura, sono rimasto nella barella ad alto contenimento. Immobile. Prima ci sono state lunghe ore in ambulanza per raggiungere l'aeroporto dall'ospedale in Sierra Leone. Poi altre sei sul Boeing dell'Aeronautica. Ora finalmente sono qua».









Ebola, il reparto dello Spallanzani per i malati di ebola (Ansa/Percossi)

Durante il volo è riuscito a dormire, ma solo per metà del viaggio. Ha perfino aiutato gli specialisti sull'aereo quando si è trattato di svuotare la cannula della flebo. «Li ho ringraziati, tantissimo, sono stati davvero bravi». DALLA SICILIA
Fabrizio, classe 1964, è sposato, è nato a Catania, ed ha due figlie di 19 e 17 anni. Dopo la laurea in medicina con 110 e lode, ha conseguito le specializzazioni in Malattie infettive e Gastroenterologia. «E' uno tosto, molto tosto», dice la presidente di Emergency, Cecilia Strada. Saranno anche gli anni trascorsi come ufficiale medico della Marina italiana e poi l'esperienza professionale lontano dalla sua Sicilia, in provincia di Lecce, prima di essere chiamato all'Umberto I di Enna. «Ormai si è inserito bene, da tanti anni vive qui» osserva il direttore sanitario, Emanuele Cassarà. La moglie, infermiera, insieme alle figlie, ieri ha dovuto contrastare il prevedibile assedio dei media. Si è scambiata sms con il marito: «Siamo preoccupate, speriamo che si riprenda. Però, per favore, non si specula così sulle persone: fermate questo circo mediatico. A noi interessa soltanto la sua salute. Siamo rimaste a casa a Enna con le mie figlie perché non è possibile incontrare Fabrizio e per evitare i giornalisti».

«Ce la farò, vedrete» ha detto alle figlie. Sì, perché i colleghi di Enna confermano che Fabrizio è uno tosto, energico, che non si ferma mai, con la passione, oltre che per il suo lavoro, per l'informatica. «Gli piace anche il cinema - racconta il suo primario, il dottor Luigi Guarneri - scriveva recensioni per un sito locale. E' impegnato nel sociale e da tempo voleva partire in missione all'estero. Alla fine, con Emergency, ci è riuscito. Prima, in Kurdistan, poi a ottobre il trasferimento in Sierra Leone, al centro per i malati di Ebola. Comunicavamo spesso, su Faceboook e WhatsApp, era molto determinato». «Ci hanno fatto un addestramento molto serio. Qui mi sento davvero utile» spiegava da Lakka agli amici. Poi, però, un giorno - giovedì - il messaggio che cambia tutto: «Ho la febbre, farò il test». Il successivo: «Sono positivo, mi riporteranno in Italia». Ebola. Difficile capire cosa non abbia funzionato. Fabrizio però mantiene i nervi saldi. «Ha reagito con razionalità, da medico, da scienziato». La telefonata alle figlie, «ce la farò», il ritorno a Roma, ora è l'uomo più isolato di Italia. Su Facebook, con ironia, si è soprannominato Edmond Dantes, il protagonista del Conte di Montecristo. Da ieri pomeriggio Fabrizio (o i suoi familiari) però ha sospeso la pagina Facebook. Isolato anche dai social, con il «circo mediatico alle porte», restano le tracce su Youtube, da dove emerge un'altra passione: la musica (Battiato, De Andrè e la classica).

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/ebola_medico_italiano_ricoverato_roma_spallanzani/notizie/1032861.shtml

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