mercoledì 19 novembre 2014

Di Matteo. Finalmente il bomb jammer contro la furia di Messina Denaro

Nino Di Matteo: "Non do fastidio solo a Riina"-G.C- Era il marzo del 2013, quando l'attemzione di tutti si concentrò sul pm simbolo del processo sulla trattativa Stato-mafia, Nino Di Matteo. In quel periodo, infatti, il sostituto procuratore di Palermo ricevette una missiva anonima, scritta da qualcuno che si definiva "un mafioso della famiglia di Alcamo”, in cui si metteva in guarda il pm del rischio di un attentato ai suoi danni. Spiegava, in particolare, come "amici romani di Matteo Messina Denaro” avessero deciso la sua eliminazione, con il placet di Totò Riina,resosi poi protagonista di numerose minacce nei confronti dello stesso giudice, a cui, come rivelano le intercettazioni nel carcere di Opera, "avrebbe fatto fare la fine del tonno, come Falcone".
Ma, tre mesi prima, nel dicembre del 2012, era accaduto anche altro. Una lettera di Messina Denaro, inviata a tutti i boss di Cosa Nostra, richiedeva esplicitamente di "preparare un attentato contro Nino Di Matteo”. Il motivo? Il "pm stava andando troppo oltre". Così che si organizzava la riunione con tutti i capimafia in libertà, tra cui anche Vito Galatolo, il neo-pentito che ha rivelato i piani della mafia nei confronti del magistrato.
Un'eliminazione che poteva essere compiuta o a Roma -tramite bazooka- o a Palermo, con un'autobomba, ricalcando la strage di Via D'Amelio. Rivelando tutto a Di Matteo, Galatolo ha spiegato di essere stato lui stesso ad acquistare, con i propri soldi, l'esplosivo, successivamente nascosto in città, in locali a disposizione di Cosa Nostra. Il boss ha spiegato di aver parlato per togliersi un peso dalla coscienza; più probabile che abbia preferito mettersi al riparo da eventuali ritorsioni giudiziarie qualora il progetto, "ancora operativo", fosse andato a termine.
Nonostante l'esplosivo non sia stato ancora rinvenuto, Galatolo è considerato attendibile. Il suo stesso resoconto combacia, nei tempi, con le ricostrizioni degli inquirenti; per questo è scattato il massimo d'allerta nei confronti del magistrato. Tanto più che, alla fine, anche il ministro Angelino Alfano ha deciso di cedere alle richieste del prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo, e convocare d’urgenza una riunione straordinaria del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, a Roma.
Qui, nel pomeriggio, si è dunque riunito l'intero apparato di sicurezza dello Stato, presente anche Di Matteo, che pure doveva trovarsi a Johannesburg per interrogare l’ex 007 Gianadelio Maletti. Tanto s'è detto, tanto s'è fatto che finalmente Alfano si è deciso: al magistrato serve davvero il bomb jammer, come richiesto ormai da oltre un anno da tutta la società civile. Così, il dispositivo salva-vita gli verrà finalmente consegnato. "Meglio tardi che mai", penserà qualcuno, ma a domanda è d'obbligo:perchè tanto tempo?

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