lunedì 17 novembre 2014

Crisi dell’editoria

COLORO CHE FANNO UNA RIVOLUZIONE A METÀ NON HANNO FATTO ALTRO CHE SCAVARSI UNA TOMBA» le parole di Saint-Just per raccontare un mondo che cambia
editoria-Luca V. Calcagno- E' difficile inquadrare storicamente il tempo in cui si vive: non c'è l'ovvia distanza critica degli anni, solo il via vai del presente.
Si possono, però, individuare due importanti fattori che caratterizzano i nostri anni: uno sviluppo tecnologico forsennato e una crisi economica mondiale. Gli anni duemila si aprono con il lettore CD e si sono chiudono con la musica in streaming di Spotify. Proprio sul finire del primo decennio nel nuovo millennio, la crisi economica, come ogni momento critico, non si limita al suo campo, ma straborda diventando antropologica.
Che siano solo le distrazioni della tecnologia, oppure il difficile approdo alla fine del mese, gli italiani leggono di meno. Secondo l'ISTAT, nel 2013 i lettori nel nostro Paese passano dal 46% al 43%, così come quelli forti, coloro che leggono almeno 12 libri l'anno, diminuiscono dal 14,5% al 13,9%.
Quest'ultimo tipo di lettore è il pilastro del mercato librario, se decresce, allora la stessa editoria entra in crisi. Se si guarda a 4 anni fa, i dati ISTAT riportano che «nel 2010 in Italia si contano 2.699 tra case editrici e altri enti dediti alla pubblicazione di opere librarie. Il confronto con l’anno precedente conferma la sofferenza del settore: a fronte della comparsa di 39 nuovi editori, 138 unità hanno cessato l’attività editoriale o non pubblicano più opere librarie».
Come controprova del morbo che sta affliggendo il mercato dell'editoria si può guardare alla Fiera del Libro torinese, i cui introiti hanno subito nel 2013 una flessione del -6,8%. Tra l'anno scorso e il 2010 si registra una flessione addirittura del 17,7%. A tutto ciò si aggiunge che nel 2012 una famiglia su dieci ammette di non avere nemmeno un libro in casa.
Occorre aggiungere il mercato stesso dell'editoria ha delle percentuali particolari: sempre secondo l'indagine ISTAT nel 2010: «i piccoli e medi editori, cioè quelli che pubblicano non più di 50 titoli all’anno, rappresentano quasi  il 90% (87,1%) del numero complessivo di editori attivi. I grandi editori, pur costituendo una quotaminoritaria (12,9% del totale), producono oltre i tre quarti dei libri proposti ai lettori (77,5% nel  2010)»
Il libro stampato si trova non solo a dover fronteggiare una scarsa educazione alla lettura e un magro portafoglio, ma anche la sua controparte digitale. Gli stessi giornali, parenti del libro, da tempo competono con la Rete e la facilità con cui in essa si trovano notizie.
Un e-book ha molteplici note positive: acquistato è subito disponibile; è di facile consultazione (si pensi ai libri di testo su tablet o reader); non occupa spazio fisico, potendo stare in quella tavoletta insieme ai film preferiti, alle foto delle ultime vacanze e alla propria musica. Poi, c'è l'e-book che è controparte digitale di un testo cartaceo e quelli che sono il frutto del self-publishing.
L'autopubblicazione è figlia della “democrazia delle nuove tecnologie”, come esistono siti per pubblicare le propria musica, le proprie foto, i propri dipinti, esistono siti Internet anche per pubblicare i propri manoscritti. Molti concedono anche un codice ISBN, che rende un testo di fatto un libro, agli occhi del mercato nazionale e non solo, perché permette di catalogarlo, trovarlo e ordinarlo da siti come Amazon.
Come scrive Stefano Izzo sul Corriere della Sera, però, «“Pubblicare tutti, pubblicare qualunque cosa” non è un principio democratico, è una fuga dal giudizio», con il self-publishing ci si trova di fronte a cifre impressionati. Una community che permette di autopubblicarsi nel primo mese in cui ha reso disponibile il servizio per assegnare un codice ISBN ai titoli autopubblicati, ha visto un incremento in tal senso da finire nella classificazione nazionale dei maggiori produttori di testi dietro a Mondadori. Sicuramente è rivoluzionario (se in bene o in male giudichi il lettore) che un sito con pochi anni alle spalle, possa essere a un passo, in termini di dati, ad un colosso dell'editoria italiana.
I difensori del self-publishing vedono in questa forma di pubblicazione il momento in cui il giudizio è in mano ai lettori e non agli editori, ci si chiederà come farà il 13,9% dei lettori forti a orientarsi in un settore di mercato capace di sfornare, per un solo sito che offre il servizio, circa 15.000 titoli l'anno.
Relativo alla questione e-book e self-publishing è Amazon. Il colosso dell'e-commerce ha ormai un ruolo predominante nel mercato delle vendite libraria che è in grado di imporre sconti agli editori, come avvenuto con Hachette, pena l'esclusione dalla più grande vetrina del Web.
In una simile situazione le case editrici si adattano o chiudono.
 C'è che sostiene che la carta cesserà di esistere un giorno in favore del digitale (cresciuto, secondo un'indagine Nielsen dal 5,5% del 2012 al 6,3%) e chi, come Gabriele Frasca, presidente della Fondazione Premio Napoli, sostiene che: «L’avanzata dell’e-book non potrà essere arrestata, che piaccia o meno. Il che non vorrà dire che non esisteranno più libri cartacei. Ce ne saranno ancora, in tirature limitate, per i collezionisti (anche all’epoca della stampa restava un nucleo duro di appassionati di manoscritti). Come c’è ancora il vinile per chi ama il vecchio disco. Solo che quando si compra un vinile, beh, lo s’infila velocemente nella propria collezione… e poi si ascoltano i brani in mp3. No?»
Altri puntano molto sulla multimedialità del Web 2.0. C'è chi crea prima il personaggio-autore e solo dopo lo fa pubblicare, quando questo ha un gruppo di “fans”. Secondo le ricerche della società Cisco, l'84% degli utenti di Internet utilizzano la propria connessione per guardare contenuti video per almeno 33 minuti al giorno. Di conseguenza c’è' chi rielabora in questo senso la propria comunicazione e pubblicità, per essere avvantaggiato in un mondo sempre più legato alle immagini che allo scritto.
C'è chi vede il libro più come un oggetto di un certo valore artistico, ricercato nell'apparato fotografico ad esempio, nonché occasione per far incontrare e dialogare le persone.
Quali strade in questo mondo che cambia? Si è deciso di citare Saint-Juste nel titolo, perché la Rivoluzione tecnologica, complice la crisi, sta imponendo all'editoria di cambiare: la situazione non può rimanere com'era prima e anche il rifiuto della scelta è una scelta.
Con una serie di interviste ad editori, Articolo Tre intraprende un viaggio nel mondo della piccola e media editoria.


http://www.articolotre.com/2014/11/crisi-delleditoria/

Nessun commento:

Posta un commento