giovedì 27 novembre 2014

Colpo di coda contro la ‘Ndrangheta in Piemonte

-Redazione- Ieri il Tribunale di Torino ha condannato a 100 anni complessivi di reclusione 12 imputati del processo 'Colpo di coda', relativo alle infiltrazioni della 'ndrangheta nel Torinese e Vercellese.
#PalazzoGiustizia #Torino #ColpodicodaLe pene variano tra i sette anni e gli undici anni e otto mesi. La procura aveva chiesto in tutto condanne per 134 anni. Tutti gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di associazione a delinquere di stampo mafioso e di altri reati. La corte ha disposto la confisca di numerosi beni.
Alcuni dei condannati sono figli e nipoti di quelli che sono considerati dall'accusa i primi affiliati alla 'ndrangheta condannati in Calabria.
I nomi dei loro padri o nonni, compaiono in una delle prime sentenze sulla 'ndrangheta, in cui, nel 1934, a Reggio Calabria alcune persone furono condannate per associazione a delinquere (all'epoca non esisteva il reato di associazione mafiosa). La sentenza del '34 era stata citata nella sua arringa dal pm Roberto Sparagna per sottolineare le profonde radici di alcuni imputati nell'ambiente mafioso. Al termine della lettura del dispositivo alcuni parenti degli imputati in aula hanno urlato “vergogna”.
L'operazione 'Colpo di coda', scattata nell'ottobre 2012, mosse le accuse di associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, estorsione, ricettazione e altro. Il sequestro di beni mobili e immobili fu stimato allora in alcuni milioni di euro. L'operazione, condotta dai carabinieri nelle province di Torino e Vercelli e in Calabria, riguardava le presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nel torinese, in particolare nella zona di Chivasso (Torino), dove quattro pregiudicati erano stati raggiunti da colpi di arma da fuoco.
#ColpoDiCoda #Carabinieri #'ndranghetaIn alcuni passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare sono riportati rapporti tra una locale cellula della 'ndrangheta e il mondo politico della zona. La 'ndrangheta ha messo in atto una «strategia comune», spiegò il gip nelle 331 pagine dell’ordinanza, per «cercare di inserire vari candidati nelle molteplici liste presentate».
Ma poi, «preso atto del mancato accoglimento degli esponenti del Pdl chivassese», gli affiliati si sono determinati a non schierarsi nelle liste dei due candidati principali – Buno Matola per il Pdl e Gianni De Mori per il Pd – ma di favorire la lista capeggiata dal candidato dell’Udc Massimo Striglia (il quale non è indagato), mirando a rendere necessario il ballottaggio.
In questo modo, scrive il gip, l’apporto della 'ndrangheta, «che poteva contare e controllare il voto di circa 300 elettori», diventò «decisivo per la vittoria dell’uno o altro schieramento e quindi per la designazione del sindaco». Aggiunge il gip che l’apporto della criminalità organizzata ha «consentito l’elezione di un sindaco che assicurasse al sodalizio criminale non solo appalti e commesse pubbliche, ma anche di entrare "fisicamente" nella giunta e di ampliare il proprio giro d’affari e influenze nelle attività economiche direttamente (o indirettamente) gestite e ciò con l'avallo delle istituzione anche sopracomunali o con il connivente silenzio di non penale rilevanza ma di certa censura».

http://www.articolotre.com/2014/11/colpo-di-coda-contro-la-ndrangheta-in-piemonte/

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