martedì 25 novembre 2014

C’è un clima diverso tra Usa e Cina

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di Mathis Wackernagel, Rete dell’impronta ecologica
Il segnale che l’accordo sul cambiamento climatico tra Stati Uniti e Cinaannunciato ha lanciato è di quelli che modificano i giochi per il nostro futuro energetico, poiché rappresenta un riconoscimento molto significativo della necessità di ridurre senza sosta l’utilizzazione dei carburanti fossili. Soprattutto perché riconosce la necessità di azzerare il loro uso entro pochi decenni. Ciò che è stato finora una necessità fisica ma anche un tabù politico, è stato ora riconosciuto come necessario dai due paesi maggiori produttori di C02 a scala mondiale.
Altri paesi stavano aspettando a bordo campo che Cina e Stati Unite decidessero di intervenire sul cambiamento climatico. Quindi l’impegno del presidente Barack Obama e del presidente Xi Jinping di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra e di promuovere l’adozione dell’energia da fonti rinnovali rispettivamente entro il 2025 e il 2030, – quindi solo dieci e quindici anni da ora – ha inviato un segnale promettente alla comunità mondiale sulla strada da percorrere in direzione delvertice sul clima di Parigi che si terrà alla fine dell’anno prossimo.
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Questi nuovi obiettivi dovrebbero permettere agli Stati Uniti di mantenersi sul percorso diretto a conseguire a scala mondiale cospicue riduzioni delle emissioni di carbonio dell’ordine dell’80% entro il 2050, secondo quanto ha reso noto la Casa Bianca. Nello stesso periodo, la Cina si sarebbe posta l’obiettivo di un consumo complessivo di energia proveniente da fonti a emissioni zero, pari a circa il 20% del totale per il 2030. Le due azioni saranno quindi realizzate durante la vita di gran parte delle persone attualmente presenti sul pianeta.
Questi obiettivi rappresentano una notevole modifica nella dinamica politica degli ultimi tempi, e suggeriscono che l’uscita dai carburanti fossili può finalmente aver guadagnato la possibilità di essere accettata a livello di massa. Naturalmente, tutto ciò richiederà rilevanti investimenti da parte dei paesi per trasformare la loro economia, e questi costi è probabile che determineranno dei ritardi anche consistenti del momento di realizzare effettivamente queste iniziative. Di conseguenza, è nell’interesse di ogni singola nazione di realizzare subito il passaggio verso delle politiche a bassa emissione di carbonio, considerandole come un modo di “provare la capacità di futuro” della propria economia.
Le nostre analisi mostrano che i diversi paesi sono esposti in modo diseguale rispetto alle dimensioni e agli effetti delle riforme necessarie per diventare delle economie a bassa emissione di carbonio. Più a lungo un paese evita di effettuare la trasformazione, più i loro impianti ad alta intensità di emissioni di carbonio perderanno di valore in un futuro a basse emissioni. Una inazione di questo tipo può provocare sia a delle perdite di competitività che potenzialmente perfino ad un più elevato rischio di perdita di credito. Noi stiamo lavorando con UNEP FI, l’Iniziativa Finanziaria del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite, e vediamo che importanti istituzioni finanziarie stanno elaborando strumenti per l’industria finanziaria utili per misurare più accuratamente questi rischi economici quando si valutano i titoli sovrani, cioè emessi dagli Stati.
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Per riuscire a realizzare queste trasformazioni, i responsabili dei governi a tutti i livelli devono poter disporre di strumenti migliori per rendere economicamente convenienti nel lungo periodo qualunque decisione, da quelle sulle infrastrutture a quelle dei rifornimenti energetici e delle costruzioni. Di conseguenza, abbiamo lavorato con responsabili governativi degli Stati Uniti per potenziare i tradizionali strumenti per il calcolo del NPV, il valore attuale netto, che permettono di determinare il contesto economico e delle risorse nel quale gli investimenti dovranno produrre i loro effetti. Queste valutazioni permettono di disporre di stime molto più realistiche dei costi e dei risultati positivi futuri di specifici investimenti e di dimostrare che, in molti casi, le scelte connesse a basse emissioni di carbonio sono già oggi le scelte economicamente più vantaggiose.
Infatti, l’accordo Usa–Cina reso noto nei giorni scorsi fa intravedere l’idea che noiabbiamo bisogno di modi completamente nuovi di stimare il valore dei carburanti fossili e degli impianti che potrebbero risultare completamente superati a causa della loro eccessiva dipendenza da questi carburanti.
I dettagli circa le modalità con le quali Cina e Stati Uniti cercheranno di realizzare i loro ambiziosi obiettivi non sono stati ancora precisati e quindi il loro accordo potrebbe rivelarsi soltanto largamente simbolico. Tuttavia, anche i simboli possono avere una loro forza e noi siamo convinti che l’accordo possa anticipare un maggiore chiarimento di quali azioni devono essere realizzate ai fini del cambiamento climatico nell’anno 2015.
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Traduzione di Alberto Castagnola per Comune-info.

http://comune-info.net/2014/11/cambiamento-climatico/

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