domenica 30 novembre 2014

Capaci bis. L’ex ‘ndranghetista conferma: “Dietro l’attentatuni, l’ombra dei servizi segreti”

Capaci bis. L'ex 'ndranghtista conferma: "Dietro l'attentatuni, l'ombra dei servizi segreti" -Redazione-In tanti lo sostengono da tempo, ora anche la 'ndrangheta. Nella preparazione dell'attentatuni ai danni di Giovanni Falcone,giocarono un ruolo anche i servizi segreti deviati.
A sostenerlo, negli ultimi due giorni, sono stati i collaboratori di giustizia calabresi Villani, Fiume, Lombardo e Iannò. 
Il primo, in particolare, richiama alla memoria discorsi avvenuti con il cugino Antonino. "Mi parlò di ex esponenti delle forze dell’ordine, appartenenti ai servizi segreti deviati, che un uomo deformato in volto, insieme a una donna avevano avuto un ruolo nelle stragi di Falcone e Borsellino", ha infatti sostenuto, interpellato dai magistrati di Caltanissetta nell'ambito del processo sulla strage di Capaci. "Erano tutti e due sul posto, insieme a uomini di Cosa nostra. Avevano partecipato alla commissione della strage. L’uomo, mi disse Lo Giudice, era brutto, malvagio, un mercenario, ma la donna non era da meno. Mi disse che questi personaggi erano vicini alla cosca Laudani ed alla cosca catanese di Cosa nostra", ha rivelato.
A fronte delle descrizioni, è facile immaginare che si parli, nello specifico, di Faccia di Mostro, coinvolto anche nell'uccisione dell'agente Nino Agostino. E ogni dubbio viene spazzato via quando Villani prosegue: "L’uomo era coinvolto anche nell’omicidio di un poliziotto in Sicilia”.
Ma non solo: il pentito, nella sua deposizione avvenuta giovedì, ha raccontato di aver anche incontrato i due agenti segreti. Era il 2007, forse il 2008. Allo stesso incontro partecipò Lo Giudice: "Non sapevo con chi mio cugino si incontrasse e decisi di andare a vedere. C’erano lui, il fratello Luciano Lo Giudice e un uomo e una donna. L’uomo era particolarmente brutto, sfregiato o deformato sul lato destro all’altezza della mandibola, come se avesse subito un intervento. Aveva i capelli neri brizzolati, più lunghi del normale, mentre la donna li aveva alle spalle, lisci. Quando sono entrato si sono fermati, c’è stato uno scambio di sguardi poi sono andato via. Nino non mi ha mai detto niente ma io ho dedotto che si trattasse degli stessi soggetti di cui mi parlava per la descrizione che mi fece dell’uomo”.
“Lo Giudice mi disse che la strage di Capaci era voluta dai servizi segreti deviati e da appartenenti allo Stato deviati", ha aggiunto Villani. "Che Cosa nostra è stata usata come manovalanza. L’obiettivo era dare un avvertimento allo Stato perchè al suo interno era contrapposta una corrente di personaggi legati a Cosa nostra, per non far uscire fuori fatti di corruzione e collusione di esponenti politici. Si è deciso di eliminare persone che stavano dando disturbo in quel momento per varie indagini. In accordo con questi personaggi romani è stato deciso di commettere le stragi. Lo Giudice aggiunse che dietro la strage di via D’Amelio c’era la stessa motivazione”.
Come si preparò, però, l'attentatuni? “Tutti sapevano che" l'esplosivo usato nella strage "proveniva da Saline Joniche, controllata dalla cosca Iamonte, molto vicina ai Santapaola", ha proseguito il collaboratore. "Era contenuto dalla Laura C, una nave affondata ai tempi della guerra. Lì c’erano diverse tonnellate di esplosivo, gli uomini delle cosche lo recuperavano sott’acqua". E i due agenti segreti, l'uomo e la donna, ebbero un ruolo anche in ciò: “Avevano il duplice ruolo nell’organizzazione della strage e nel recupero dell’esplosivo, nel senso di interessarsi su dove trovarlo. Per questo hanno mediato”.
Diversa, però, la versione di Giuseppe Lombardo, che ha smentito il tutto in maniera categorica. E anche quella di Fiume sembra andare in questa direzione: “Io so che le famiglie calabresi erano contrarie alla strage di Capaci e a quella strategia che venne dopo", ha infatti precisato durante la sua deposizion. L'idea era che i magistrati o si avvicinano o si delegittimano, non si uccidono".
"C'erano riunioni a Milano in Calabria con i De Stefano, i Piromalli i Mancuso. Io non so se sia stato consegnato dell'esplosivo a Cosa nostra, quella 'Ndrangheta che conoscevo io so che era contraria ed era arrabbiata con Riina”.  Tanto più, ricorda, il giorno della strage "eravamo in un bar e tutti parlavano dell'attentato, si vedeva la macchina. E tutti iniziarono a dire "Totò", "Totò", un tifo come se fosse Schillaci". Anche lui si unì al coro: "Ricordo che De Stefano mi disse 'che stai facendo cose che ti rovini, che fai il tifo'. Ma ero giovane e da giovane si fanno cose così”.
Eppure, tale ricostruzione non torna: i pm, infatti, hanno ricordato in udienza come lo stesso Fiume, in passato, avesse invitato i magistrati a comparare quello utilizzato in alcuni attentati calabresi con quello usato a Capaci. “Lo dissi perché era una voce che c'era e che circolava", si è dunque gustificato il collaboratore. "Anche se io non davo molto peso. E di favole ne ho sentite tante. Ad esempio quella che Riina è arrivato a Reggio su di un motoscafo per fare la pace tra le famiglie coinvolte nella guerra di 'Ndrangheta”.
I magistrati, a quel punto, hanno voluto interpellarlo riguardo i rapporti tra le cosche e i servizi. "Io ricordo che Giuseppe De Stefano una volta, parlando dell'autobomba di Villa San Giovanni, disse 'i Servizi fanno la guerra e i Servizi fanno la pace'. Lui e suo padre erano rimasti scottati da alcune cose del passato", ha sottolineato Fiume. " Era una paura che mi avevano trasmesso. Un'altra frase che ricordo era in merito ai Condello. Diceva 'Condello ci ammazza e ci paga come reati. I Servizi ci ammazzano e non ci pagano'. Comunque c'erano delle famiglie che avevano dei rapporti con amicizie ambigue. I Mazzaferro, i Nirta”. 
Secondo il terzo collaboratore, Paolo Iannò, anche i De Stefano e gli Iamonte: "Erano vicini a Cosa Nostra, soprattutto con i Santapaola di Catania” ma, ha precisato i “saldi rapporti di amicizia” si limitavano a “fare traffici insieme”. Quando i siciliani chiesero aiuto ai calabresi per fare le stragi, infatti “abbiamo dato parere negativo. Noi non attacchiamo lo Stato. Ce li facciamo amici, e quando non si può arrivare a un giudice lo infamiamo a mezzo stampa e lo facciamo trasferire”.

http://www.articolotre.com/2014/11/capaci-bis-lex-ndranghetista-conferma-dietro-lattentatuni-lombra-dei-servizi-segreti/

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