domenica 16 novembre 2014

Brindisi angioina: comincia il convegno di studi e ricerca storica

Brindisi angioina: comincia il convegno di studi e ricerca storica

Si sono concluse venerdì 14 novembre le prime due giornate del decimo convegno nazionale di studi e ricerca storica dedicato alla prima età angioina (1266-1343) in Brindisi e in Puglia promosse dalla sezione brindisina della Società di Storia patria per la Puglia


BRINDISI - Si sono concluse venerdì 14 novembre le prime due giornate del decimo convegno nazionale di studi e ricerca storica dedicato alla prima età angioina (1266-1343) in Brindisi e in Puglia promosse dalla sezione brindisina della Società di Storia patria per la Puglia e svoltesi presso il Museo archeologico “Francesco Ribezzo”. Al  tavolo dei relatori si sono avvicendati i primi sei dei diciotto illustri studiosi previsti dal ricco programma: il professor Giancarlo Vallone dell’Università del Salento, il professor Pasquale Corsi dell’Università di Bari, il dottor Lorenzo Pellegrino, presidente della sezione di Manfredonia della Società di Storia patria per la Puglia, il dottor Sergio Ortese dell’Università del Salento e Cristian Guzzo e Giuseppe Maddalena Capiferro della sezione brindisina della Società di Storia patria per la Puglia.
Giacomo Carito-5Le ultime due sessioni del convegno nazionale si svolgeranno invece il 20 Novembre presso l’auditorium dell’Istituto Ettore Palumbo (con inizio previsto per le ore 9) e nel pomeriggio dello stesso giorno, dalle 17, presso il museo Ribezzo. Sempre alle 17 del 21 Novembre si terrà l’ultima sessione prevista in programma. Con questo decimo convegno nazionale, patrocinato dall’amministrazione provinciale di Brindisi (e al quale hanno collaborato anche il Touring club italiano, il Rotary Club Brindisi Appia antica e l’Istituto “Ettore Palumbo” di Brindisi), sarà analizzata, nei suoi diversi aspetti, un’epoca e una dinastia particolare, quella francese degli Angiò, non ancora totalmente indagata. 
Da sinistra, Giancarlo Vallone e Antonio Caputo-2Gli Angiò, che come ricordato dal professor Antonio Mario Caputo in apertura della prima sessione da lui coordinata, si stabilirono in Italia dal XIII secolo, abbellirono la città di Brindisi, potenziarono il castello svevo e il porto. Il re Carlo I d’Angiò, prosegue Caputo, donò l’area in cui vi era l’antica rocca della città e sulla quale, entro il 1322, fu completata la chiesa di San Paolo Eremita con annesso convento, una chiesa che oggi, come ha ricordato ancora il professore, è “malinconicamente chiusa. Un vero scrigno d’arte e di storia che ha un urgente bisogno di restauro”. Caputo ha quindi proseguito parlando della zecca angioina a Brindisi nella quale i maestri zecchieri coniavano le monete (il reale d’oro) con le quali Carlo d’Angiò intendeva sostituire, anche nel ricordo, l’augustale svevo (moneta d’oro emessa da Federico II).
Il segretario della sezione locale della Società di Storia patria ha quindi terminato la sua introduzione ricordando le unità di misura agraria che oggi a Brindisi “conservano ancora l’antico valore designato dagli angioini”: il tomolo e lo stoppello. Dopo un primo sguardo sulla Brindisi angioina, si è passati quindi alla transizione negli assetti del potere dall’età sveva a quella angioina nella Terra d’Otranto con la relazione del professor Giancarlo Vallone. Per il professore, non esiste un feudo salentino tipico ma esiste tuttavia una geografia tipica della Terra d’Otranto e le forme del potere in questa regione non erano diverse da quelle delle altre regioni. Vallone ha quindi proseguito parlando del dibattito sulla transizione negli assetti del potere (tra le due epoche) tra coloro che sostenevano vi fosse continuità o discontinuità. Vallone si è soffermato quindi sulla figura dello storico siciliano Rosario Gregorio e le sue “Considerazioni sopra la storia di Sicilia”, sui provvedimenti che Carlo d’Angiò introdusse dopo i Vespri e sui cambiamenti che il re cercò di introdurre nell’amministrazione castellare di Federico II.
Pasquale Corsi-2La parola è passata poi al secondo relatore, il professor Pasquale Corsi che ha proposto una relazione sulle comunità ellenofone di Puglia in età angioina. Il professore ha esaminato lo sviluppo della grecità meridionale, cioè delle comunità monastiche bizantine (greci) nella Capitanata, nella Terra di Bari e nella Terra d’Otranto, basandosi su documenti come il registro delle decime pontificie. Nella diocesi di Brindisi si ha testimonianza di una comunità greca da una decima dell’anno 1324 nella quale sono menzionati i chierici greci di sei casali
Lorenzo Pellegrino 2-2Infine, ultimo relatore della prima giornata del convegno è stato il dottor Lorenzo Pellegrino, che ha relazionato sull’errata denominazione dell’ospedale di Monte Sant’angelo detto “della regina Giovanna”. Dopo aver ricordato alcune affermazioni di autorevoli storici che, senza riportare le fonti, davano la notizia che l’ospedale di Monte Sant’angelo (XIV secolo)  era stato voluto dalla regina Giovanna I (moglie di Giovanni d’Angiò), il dottor Pellegrino ha proposto le sue conclusioni dopo aver fatto riferimento ad un transunto di un documento del 1343 secondo cui la regina Giovanna I era una “semplice esecutrice testamentaria della volontà di Giovanni I al quale si deve il nuovo ospedale che, viene costruito e gestito, fin dall’inizio, dai frati Celestini”.
Pasquale Cordasco-2La seconda giornata del convegno angioino, aperta dai saluti di Giacomo Carito, ha avuto per coordinatore il professor Pasquale Cordasco. Nella sua introduzione il professore ha evidenziato come l’età angioina sia un periodo molto spesso trascurato. Per lo studioso, gli angioini ereditarono uno stato svevo forte, mantenendone quasi tutte le istituzioni e arricchendole. Cordasco ha poi ricordato come essi abbiano dovuto fare i conti con le aspirazioni dei ceti cittadini, feudali, con gli stessi svevi e i bizantini ed ha concluso ricordando la perdita della Sicilia nel 1282 (cioè con la rivolta del Vespro a Palermo).
Sergio Ortese-2Con la relazione del dottor Sergio Ortese si è invece avuta la possibilità di conoscere meglio uno dei patrimoni monumentali di epoca angioina: la chiesa di Santa Barbara a Montesardo (Le) e la sua decorazione murale. Ortese, dopo aver proposto le immagini di questa antica chiesa del leccese che “attende un intervento di restauro”, che “mostra una configurazione inalterata” e che aveva “condiviso il destino riservato alle altre chiese del Salento che furono svilite a luoghi di deposito agricolo”, ha confrontato le fasi pittoriche presenti all’interno della chiesa di Montesardo con altre presenti nella cattedrale di Nardò, nella cripta della Buona nuova a Massafra, nella chiesa di Santo Stefano a Soleto e in quella di Santa Maria della neve di Galugnano. Lo studioso ha quindi concluso il suo intervento affermando che: “ la sfida che si profila nei prossimi studi è di guardare con occhi nuovi dove ancora non si è guardato”.
Cristian Guzzo-2Le tappe del processo ai Templari e l’impatto che esso ebbe sulla politica del regno di Sicilia tra Carlo e Roberto d’Angiò sono invece state al centro dell’intervento del dottor Cristian Guzzo. Partendo dal 14 settembre del 1307, anno in cui il re di Francia, Filippo IV  detto “il bello” emanò l’ordine di arresto dei Templari  in tutto il territorio francese, Guzzo ha ripercorso cronologicamente gli eventi più importanti che condussero  al processo contro l’ordine ingiustamente accusato di cose orribili. In Puglia i processi si svolsero nelle città di Lucera e Brindisi nell’anno 1310. Per lo studioso della sezione di Brindisi della Società di Storia patria per la Puglia, il 15 maggio 1310 presso la chiesa di Santa Maria del Casale  si riunì la commissione pontificia per la lettura della bolla papale Faciens Misericordiam e la redazione dei 127 capi di imputazione a carico dei Templari, mentre il processo dovrebbe essersi celebrato all’interno di una sala del castello svevo. Guzzo ha concluso ricordando che del destino dei due templari processati a Brindisi non si sa nulla.
Giuseppe Maddalena Capiferro-2Con l’ultimo relatore della seconda giornata del convegno, il dottor Giuseppe Maddalena Capiferro,  si è invece ripercorso il tragitto che Corradino di Hoenstaufen, muovendosi da Roma nell’agosto del 1268 con il suo esercito, fece per giungere ai Piani Palentini dove vi sarebbe stato poi lo scontro con l’esercito di Carlo I d’Angiò. La battaglia, descritta molto dettagliatamente da Capiferro sia nella formazione dei rispettivi contingenti che nella descrizione delle strategie usate nel campo di battaglia, si svolse il 23 agosto 1268 e decretò la fine della casa sveva e l’inizio della dinastia angioina.
Brindisi angioina: comincia il convegno di studi e ricerca storica
Da queste prime due giornate del convegno sono quindi emersi aspetti inediti ed interessanti di quest’epoca particolare e si è fatta chiarezza su molti punti. Altri aspetti interessanti che si potrebbero approfondire, magari in un futuro convegno, potrebbero essere ad esempio lo sviluppo dell’artigianato e del commercio in epoca angioina a Brindisi, i manoscritti del tempo o gli aspetti legati alle personalità dei regnanti angioini (idee, passioni, interessi personali ecc.). Ma intanto apprestiamoci a conoscere (nelle ultime due sessioni previste per il 20 e il 21 novembre,) l’arte e l’architettura angioina.
http://www.brindisireport.it/cronaca/brindisi-angioina-comincia-il-convegno-di-studi-e-ricerca-storica.html

Nessun commento:

Posta un commento