domenica 30 novembre 2014

Antimafia Duemila – In ricordo di una strage ignorata



di Antonella Randazzo – 30 marzo 2010
Barbara Rizzo Asta e i suoi due bimbi gemellini di sei anni Salvatore e Giuseppe morivano il 2 aprile 1985. Non erano loro il bersaglio dell’ordigno di potenza micidiale attivato da mani mafiose. La persona che si voleva colpire si salvò miracolosamente.
Si tratta di un giovane giudice, Carlo Palermo, che quel giorno transitava con la sua vettura tra Pizzolungo e Trapani e avvicinandosi ad una curva vede esplodere l’ordigno che avrebbe dovuto ucciderlo.
La solita regia simile a quella di Capaci e di altri terribili attentati. Ma questa strage ha qualcosa di particolare: è stata pressoché ignorata o “dimenticata” dai politici, dai media e persino negli ambienti giudiziari. Un’altra particolarità è che il magistrato condannato a morte non stava affatto conducendo indagini nel Sud Italia e si trovava a Trapani soltanto da poche settimane.
Chi è Carlo Palermo? E’ un magistrato che dopo l’attentato ha perso il senso dell’olfatto e ha avuto due infarti. Già negli anni Settanta si occupava di indagini molto scottanti, che toccavano tasti che di solito si cerca di tralasciare: i legami fra mafia e massoneria nei traffici di droga, armi, e nel riciclaggio del denaro sporco.
Palermo lavorò come giudice istruttore a Trento nel periodo che va dal 1975 al 1984, e all’inizio degli anni Ottanta si occupò di un’inchiesta sui traffici di droga, sulla mafia e sulla corruzione politica. A quel punto si attivarono diverse autorità nell’intento di bloccare l’indagine, e il giudice fu trasferito a Trapani. Quaranta giorni dopo subirà l’attentato e dopo qualche mese si trasferirà a Roma. Nel 1989 lascia la magistratura e diventa deputato.
Ma Palermo porterà sempre con sé la consapevolezza della realtà che aveva scoperto e che tutti dovrebbero capire perché sta alla base del sistema attuale, creando problemi e sofferenze nel nostro paese e non soltanto.
Per capire qual è questa realtà leggiamo le parole del giudice, dette in un’intervista a Rai Educational:
“Purtroppo certe situazioni si possono spiegare solo rendendosi conto del fatto che in Italia esistono dei segreti. Nella storia di quasi tutti gli episodi criminali più micidiali della nostra storia – quelli che hanno visto la soppressione di investigatori, di magistrati e anche di politici – vi è sempre un aspetto ‘preventivo’ che non è mai stato sufficientemente approfondito, proprio perché viene eliminato colui che è il custode dei segreti. Colui che viene ucciso è portatore e custode di carte, di documenti, di conoscenze, e solo attraverso la ricostruzione di tutto quello che si nasconde dietro l’individuo è possibile risalire agli avversari che lo hanno eliminato.
Certo si può solo constatare il dato di fatto che, ad esempio, quando venne ucciso il generale Dalla Chiesa sparirono dei documenti dalla sua cassaforte. Anche nel caso della strage di Capaci sono avvenute alterazioni, successive alla morte, di agende che erano in possesso del magistrato. Lo stesso è stato per l’agenda rossa di Borsellino, sparita dal luogo dell’attentato. Vi è sempre questo strano effetto concomitante, accanto alla eliminazione di bersagli scomodi: l’occultamento e la sparizione di carte, documenti. A distanza di trent’anni continuiamo a parlare dei documenti Moro. Dopo tanto tempo la verità su questi fatti , le verità racchiuse in qualche cassaforte, non sono ancora conosciute… La mia convinzione è che vi sia una ricorrenza periodica di fatti legati alla massoneria, dalla Seconda guerra mondiale in poi, fino alla P2 ma anche oltre. Questo dimostra che la massoneria ha costituito un punto di raccordo e di incontro di soggetti eterogenei, legati prevalentemente alla destra, i quali hanno operato per acquisire il controllo della società italiana… La massoneria è tutt’altro che una cosa nazionale, bensì una rete di rapporti internazionali. La italiana ha una sua peculiarità – legata alla presenza storica della mafia – ma la massoneria è qualcosa di molto più ampio. Aspetti come il traffico di armi e di droga, il petrolio e le guerre trovano nella massoneria un canale di comunicazione ‘naturale’… Delle operazioni in cui si mescolano insieme forniture di armi, traffici di droga, fondi occulti, finanziamenti illeciti, tangenti o ‘lecite’ intermediazioni, una traccia rimane spesso in quei sacri santuari, le banche, ove tutto per necessità transita. Al di là degli specifici episodi e delle responsabilità penali, esistono alcune possibili chiavi di lettura, utili per decifrare il significato che legami presenti in quel torbido intreccio di interessi che più volte ha visto uniti mafia, terrorismo, massoneria, integralismo, poteri trasversali nazionali e internazionali.”13
Chi cerca di far ricordare la strage di Pizzolungo è la signora Margherita Asta, figlia della donna uccisa e sorella dei gemellini. Questa giovane donna chiede che si faccia luce sui mandanti della strage. Spiega il suo avvocato Giuseppe Gandolfo: “i processi hanno chiarito il ruolo avuto dalla mafia, ma non la commistione tra massoneria e politica”. Aggiunge la signora Asta: “Per la nostra drammatica vicenda sono state emesse dopo molti anni delle condanne. Ma queste non ricostruiscono appieno la verità. Non sono ‘tutta’ la verità purtroppo… Secondo me è così: massoneria, politica collusa, servizi segreti deviati… Nella strage di Pizzolungo c’è una miscela di tutto questo. Carlo Palermo, se si osserva su un piano storico la vicenda delle sue indagini su complesse vicende di criminalità, è stato sicuramente oggetto di una strategia omicida che andava oltre il puro fatto mafioso. Gran parte delle sue indagini il giudice Palermo le ha condotte nel Nord Italia, da Trento, toccando la vasta area grigia che si colloca tra la politica, la finanza e la mafia. Queste sono le ragioni che decretano la sua morte. Il giudice Palermo rimase a Trapani solo quaranta giorni. E in quei quaranta giorni tutto questo gran fastidio alla mafia non lo poteva dare, oggettivamente… La fase storica in cui avviene la strage di Pizzolungo è il momento in cui Carlo Palermo chiede di procedere contro il presidente del consiglio (all’epoca Bettino Craxi N.d.A.) e in cui contemporaneamente riceve violente intimidazioni. Forse è troppo scomodo parlare di questa strage; parlare di quello che Carlo Palermo stava facendo. Secondo me è questa la ragione della rimozione. Perché se si parlasse di quello che stava facendo Carlo Palermo secondo me si capirebbe la vera storia del nostro Paese. E si capirebbe anche quello che sta succedendo attualmente… Dietro la strage dei miei familiari, c’è un intreccio terribile di mafia, massoneria e politica che purtroppo è stato e resta esplosivo. Vogliamo parlare del Centro Scontrino di Trapani dove le logge coperte si mischiavano alla malavita? Del suo presidente, il gran maestro Giovanni Grimaudo, sotto posto a numerosi procedimenti penali? In Italia si processano solo i criminali di basso livello, delle connivenze di alto livello i giornali non parlano. Recentemente ho rivisto Carlo Palermo, e alla mia domanda se non fosse possibile fare qualcosa, riaprire le indagini, mi ha detto: ‘Sono ancora troppo potenti le persone che volevano la mia morte. Sono lì, in posizioni di enorme forza’”.14
Nel suo libro dal titolo Il Quarto livello, Palermo spiega che non si permette di indagare sul “quarto livello” ovvero sui rapporti fra politica, massoneria e mafia, che potrebbero svelare la vera natura su cui si basa il sistema attuale, e che personaggi di primo piano della vita politica, economica e finanziaria sono strettamente legati agli affari criminali della mafia e della massoneria.
Dietro la strage di Pizzolungo c’è questa realtà, ma si è voluto che essa fosse collegata soltanto alla mafia, per questo un magistrato che conduceva le sue indagini al Nord Italia è stato trasferito in Sicilia: la sua condanna a morte era stata decisa ma soltanto i mafiosi dovevano risultare responsabili.
Come in altre stragi, i mandanti coincidono con alcune autorità che ufficialmente alzano la propria voce per condannare i colpevoli.
13 Il grillo, Rai Educational, “Un giudice in prima linea”, 16 dicembre 1997.
14 Pinotti Ferruccio, Fratelli d’Italia, Bur, Milano 2007, pp. 595- 598.
Tratto da: NUOVA ENERGIA NUMERO 14 – 30 MARZO 2010

https://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2010/03/31/antimafia-duemila-in-ricordo-di-una-strage-ignorata/ 

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