lunedì 24 novembre 2014

1. CAIRO NON VUOLE MORIRE DI TALK, APPESO AI FLOP DI FLORIS O DI SANTORO/INNOCENZI - 2. VISTO IL CALO DI ASCOLTI (-1% NELLA GIORNATA, -1,5% NEL PRIME TIME) URBANETTO VUOLE PUNTARE SU CRONACA E INTRATTENIMENTO CON PIÙ TALENT E MENO “SERVIZIO PUBBLICO” - 3. I CONTI SONO OK, LE INSERZIONI PUBBLICITARIE A LA7 (CHE LE VENDE A COSTI RIDOTTI) NON MANCANO, MA COSA SUCCEDERÀ (ANCHE A MEDIASET), QUANDO LA RAI RICEVERA’ IL REGALO DI RENZI (CANONE IN BOLLETTA) E AVRA’ GROSSI CAPITALI DA INVESTIRE IN NUOVI CONTENUTI? - 4. “ LO SQUILIBRIO È EVIDENTE, PERCHÉ IO CON LA7 VIVO SOLO DI SPOT E A VOLTE FACCIO PIÙ SERVIZIO PUBBLICO DI LORO. LA RAI NON DOVREBBE AVERE PIÙ PUBBLICITÀ SUI SUOI CANALI" - 5. CAIRO SMENTISCE MA C'È CHI SOSTIENE CHE, DOPO AVER RISTRUTTURATO LA7 E IN VISTA DELLA SCADENZA DEL LOCK-UP DI APRILE 2015, CAIRO POSSA USCIRE DAL BUSINESS TELEVISIVO -


Andrea Montanari per “Milano Finanza
URBANO CAIROURBANO CAIRO

Sette talk show per sette serate sono troppi. Dopo i successi della stagione 2013-2014 di La7, ora sembra che Urbano Cairo, visti i risultati d'ascolto meno incoraggianti di settembre e ottobre, sia pronto a rivedere la strategia. Diminuendo il numero di appuntamenti in prima serata dedicati all'informazione e all'approfondimento, per convertirsi, almeno per un giorno a settimana, all'intrattenimento.

Insomma: l'editore di La7 e proprietario di Cairo Communication sta per lanciare la formula «meno talk e più talent», o programmi più leggeri, sulla falsariga di quella che attualmente è la trasmissione di punta, ossia lo show del comico Maurizio Crozza del venerdì sera. Un cambio di rotta deciso per invertire la tendenza degli ascolti. Basti dire che rispetto a maggio 2013, ossia il primo mese di gestione Cairo dell'emittente, lo share è calato di un punto percentuale nell'intera giornata e di un punto e mezzo nel prime time, la fascia pubblicitaria più importante.
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Analizzando gli ascolti quotidiani, il canale in questa fase ha guadagnato telespettatori la domenica sera (con La Gabbia di Gianluigi Paragone), si sta mantenendo in linea rispetto all'anno scorso il lunedì (con Piazzapulita di Corrado Formigli) e il venerdì (con Crozza appunto) e sta crescendo il martedì (diMartedì di Giovanni Floris ha raggiunto Ballarò su Rai3, da cui all'inizio distava di 7 punti percentuali di share), mentre ha perso quota il mercoledì (in seguito allo spostamento de La Gabbia). Il giovedì, che era uno dei giorni di maggior share con Michele Santoro, ora è un problema.
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Perché dall'11% dell'autunno 2013 Servizio Pubblico è oggi sceso a una media del 5,45%. E anche lo spin-off AnnoUno con Giulia Innocenzi fatica a decollare: è al 3,7%. «Complessivamente abbiamo un livello d'ascolti sostanzialmente stabile dalla domenica al venerdì», analizza Cairo. «Certo, il mercoledì un po' soffriamo e il giovedì è in calo; per questo diminuiremo il numero dei talk-show in prima serata e inseriremo in palinsesto un talent show o un programma di comicità». Senza trascurare l'opzione «di una trasmissione a carattere scientifico o di pura cronaca».

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Il cambio di rotta è figlio anche delle logiche pubblicitarie e della forte concorrenza di Rai, Mediaset, Sky e Discovery? Cairo non la pensa così. «Viaggiamo a una media di share del 3,3% su base annua, che sale al 4% in prime time, oltre allo 0,5% di La7d», fa notare l'imprenditore. «I sei primi canali di Discovery (5,36% nel giorno medio, ndr) in questa fascia sono al 3,6-3,7%. Sul target pubblicitario migliore, quello alto-spendente (in gergo AA) che fa il 70% di consumi ed è composto da 10 milioni di italiani, siamo al 7% in prime time, al pari di Rai2 e contro l'11% di Canale5 e l'8,5% di Rai3».

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Tradotto: il calo d'ascolti c'è, ma non impatta sugli spot. «Settanta aziende, con 120 prodotti, programmano inserzioni con noi in esclusiva, anche perché costiamo un quarto di Mediaset e la metà della Rai sul target AA». A ciò va aggiunto, dice Cairo, che La7 «ha un power ratio (rapporto tra quota pubblicitaria e quota di ascolti) di 130, mentre Mediaset e Sky sono al 180: abbiamo spazio per crescere».

Insomma, per il suo editore La7 è in forma anche se periodicamente tornano voci di problemi con qualche star del piccolo schermo. E gli analisti, che hanno promosso i conti trimestrali di Cairo Communication, ancora una volta in crescita, segnalano che il calo dello share in prospettiva può rappresentare un problema. Tanto più se Rai (37,9%) e Mediaset (33,9%) ritroveranno lo smalto sul fronte pubblicitario e investiranno in contenuti. Per questo c'è chi sul mercato sostiene che, dopo aver ristrutturato La7 (oggi ha un ebitda positivo per 5,9 milioni, mentre a settembre 2013 era negativo per 28,5 milioni) e in vista della scadenza del lock-up ad aprile 2015, Cairo possa decidere di uscire dal business televisivo.
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 Al proposito l'interessato smentisce: «La7 non la vendo a nessuno; è un'attività che mi piace tantissimo. Anzi, la cassa del gruppo (132 milioni, ndr) è pronta per cogliere opportunità di mercato. E noi siamo rapidi». Anche perché il gruppo è solido, non ha debiti e fa profitti: la sola Cairo Editore (i periodici) nei 9 mesi ha registrato un utile superiore di oltre il 50% a quello dell'intero Gruppo L'Espresso (4,6 milioni), che è stato superato anche in termini di capitalizzazione: 433 milioni per Cairo Communication rispetto ai 397 milioni della casa editrice controllata dai De Benedetti.
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Ora l'obiettivo è raggiungere Rcs (515 milioni di capitalizzazione), che nei 9 mesi ha perso 93 milioni. Di Rcs lo stesso Cairo detiene il 3,6%, ma oggi il cruccio dell'editore è un altro: il potenziale rafforzamento sul mercato della Rai, che sta per ottenere dal governo Renzi un assist fondamentale rappresentato dalla decisione di inserire in bolletta il canone da pagare per la tv di Stato.

«Un'azienda come la Rai, che parte da una base di 1,6-1,7 miliardi rappresentati dal canone, ossia 15 volte i ricavi di La7, non dovrebbe avere più pubblicità sui suoi canali», conclude infatti Cairo. «Lo squilibrio che si verrebbe a creare sul mercato è evidente, perché io con La7 vivo solo di spot e a volte faccio più servizio pubblico di loro».
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