venerdì 31 ottobre 2014

TAV, TRENI AD ALTA VORACITÀ – QUASI TRIPLICATI I COSTI DELLA TORINO-LIONE E SI SPACCA PERFINO IL FRONTE DEL SÌ – ESPOSITO (PD): “SE LE CIFRE SONO QUESTE, FERMIAMO I LAVORI E PAGHIAMO LE PENALI ALLA FRANCIA”

Nel progetto definitivo della Tav all’esame del Cipe la spesa prevista per l’Italia passa da 2,9 a 7,7 miliardi. Il commissario dell’opera, Virano: “Non so darmi una spiegazione razionale”. Civati e Sel chiedono una commissione d’inchiesta…

Costi impazziti per il tunnel della Torino- Lione. In una manciata di anni la spesa prevista per l’Italia è passata da 2,9 miliardi a 7,7 miliardi. A spanne è il 165 per cento in più. Fino a ieri nei documenti del governo la cifra è sempre stata sotto i 3 miliardi, come è indicato nel progetto definitivo della Tav all’esame del Cipe. A scoprire l’impennata dei costi è stato il vicepresidente della Commissione Trasporti di Palazzo Madama, Stefano Esposito (Pd), che ha chiesto un’audizione urgente dei vertici di Ferrovie e del ministro alle Infrastrutture, Maurizio Lupi.

«Se le cifre sono queste io chiedo al governo di sospendere i lavori, rinunciare all’opera e pagare le penali alla Francia», dice Esposito, da sempre in prima linea a favore della Torino-Lione, posizione che gli è costata minacce di morte. L’11 novembre i dirigenti di Rfi verranno ascoltati dalla commissione e dovranno spiegare perché nel contratto di programma firmato ad agosto con il ministero e inserito nel decreto «Sblocca-Italia » il costo della Tav è cresciuto in questo modo.

Alla base dell’aumento ci sarebbe un “tasso di inflazione”, composto anche da oneri finanziari e imprevisti, del 3,5 per cento che l’Italia ha deciso di applicare all’opera. In Francia è dello 0,07, cinquanta volte meno. Non solo. Nella stima non sarebbe conteggiato il contributo dell’Unione Europea che è già fissato al 30 per cento e che potrebbe salire al 40. Una decisione che Italia e Francia danno per scontate e che più volte è stata ventilata da Bruxelles, ma che sarà presa a fine febbraio. «Siamo all’assurdo — aggiunge Esposito — il 3,5 per cento è un tasso da usura. La Bei presta i soldi agli Stati allo 0,5 per cento. Vorrei capire cosa si nasconde dietro queste cifre. Le Ferrovie lavorano a favore o contro l’alta velocità?».

L’Italia ha scelto di conteggiare il prezzo della costruzione della galleria di 52 chilometri a opera terminata con un tasso fissato nel 2010 quando «il contesto macroeconomico prevedeva una forte crescita dei prezzi di petrolio, elettricità e macchinari, che invece non si è verificata e quindi i costi non aumenteranno», sostiene Ltf, la società italo-francese responsabile della realizzazione del tunnel. Insomma, non si è tenuto conto della crisi e dei prezzi di mercato in calo.

In Francia, ad esempio, la gara per l’ultima discenderia, quella di Saint Martin la Porte, è stata assegnata con un ribasso del 30 per cento. «Quelle italiane sono cifreopache. È in range così ampli che può annidarsi la corruzione», aggiunge ancora Esposito. Il ministro Lupi, impegnato negli Emirati Arabi, per ora tace, così come Rfi. Il commissario di governo, Mario Virano, cerca di buttare acqua sul fuoco: «Non so darmi una spiegazione razionale, si tratta di una sommatoria di negatività che mi auguro siano frutto del caso. Mi sembra una roba tutta fatta da contabili che non tiene conto del contesto economico generale e nemmeno della delicatezza della questione specifica ».

Il balletto di cifre e il polverone che si è scatenato hanno dato il là agli oppositori dell’opera. Il dissidente Pippo Civati (Pd) e il coordinatore di Sel Nicola Frantoianni rilanciano l’idea di una commissione parlamentare d’inchiesta: «Un’idea che evidentemente non è poi così peregrina — dicono — si abbia il coraggio di sospendere i lavori fino a quando tutti gli aspetti oscuri della Tav non saranno chiariti». Per il senatore Marco Scibona del Movimento 5 Stelle «quanto accade è la conferma di ciò che i No Tav dicono da anni, la Francia ha sempre confermato la cifra e le tempistiche iniziali, in Italia invece triplicano i costi senza nessun motivo logico». E il movimento No Tav si compiace della scoperta di Esposito: «Prepara i braccioli in vista della nave che affonda», si legge sul sito No Tav.info.

Il nuovo quadro economico, poi, ha fatto saltare sulla sedia anche l’ex ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli (Fi), oggi presidente della commissione Trasporti del Sanato. «È incredibile», dice. E aggiunge: «La costruzione della Torino-Lione non si può affrontare con superficialità ».


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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