venerdì 31 ottobre 2014

La protesta di lavoratrici e lavoratori del Comune di Milano

Da anni non si vedeva un’assemblea chiamata ed organizzata da tutte le sigle sindacali interne al comune di Milano. C’è voluta la giunta arancio per ottenere un risultato del genere: non significa ancora, sia chiaro, rottura dei rapporti sindacali con l’amministrazione (anche se più voci in assemblea hanno proposto questa direzione più conflittuale) ma sicuramente ci troviamo ufficialmente davanti alla fine della passività sindacale all’interno della struttura amministrativa comunale.

Molti sono i motivi della protesta, in primis emergono motivazioni politiche, motivazioni che evidenziano da subito i limiti di partenza di questo assembramento, con la CGIL presa a livello nazionale a fornire una risposta agli attacchi del governo e di conseguenza impegnata ora a movimentare laddove può affermare una presenza sui luoghi di lavoro. In piazza in effetti è emerso un grande protagonismo della Camera del Lavoro rivolto in molti interventi (compreso quello x molti versi offtopic della consigliera Anita Sonego) a promuovere l’iniziativa del 25 ottobre. Che ne sarà di quest’attivismo dopo la manifestazione romana?
Cisl e Uil dal canto loro cavalcano la lotta per non rimanere sbilanciate, per offrire una risposta adeguata ai propri tesserati e per contribuire in quella che gli apparati nazionali hanno intuito essere una lotta per la sopravvivenza, sebbene queste due oo.ss. contino su migliori canali di comunicazione rispetto alla Cgil con la “controparte”. Il sindacalismo di base dal canto suo vede in questo momento un’importante occasione per crescere e ripristinare il “minimo sindacale” (passatemi la battuta) di conflittualità in grado di aprire processi che possano invertire la rotta, anche in quest’occasione però grande è la confusione sotto il cielo, USB ha proclamato uno sciopero per domani 24 ottobre mentre gli altri sindacati di base (di cui ieri erano presenti Slai Cobas e Sial Cobas) hanno preferito convergere verso il social strike del 14 novembre (data a cui, comunque, pare aderire parzialmente con uno sciopero di 4 ore anche la stessa USB).

Fuori dagli schemi sindacali più tradizionali, come da tempo spesso capita, si pone il comitato precari, nato nel 2010 per iniziativa dei precari esclusi per motivi di tempo dalla stabilizzazione prodiana e protagonisti di numerose iniziative. Decine di precari han sorretto tre striscioni. La richiesta è tanto semplice quanto radicale: dopo anni di precarietà ora rivendicano il diritto ad avere un contratto a tempo determinato. Il comitato precari mantiene relazioni con praticamente tutte le oo.ss. ma conduce in maniera autonoma la sua battaglia, che coincide in questo preciso momento con uno dei punti approvati dalla piattaforma di rivendicazione conclusiva. Questo comitato partecipa pressoché a tutte le manifestazioni possibili.
Ovviamente anche “il padrone” ha le sue motivazioni politiche, che in questa fase si riassumono in: cavalcare la tigre renzista.
Calando nello specifico, 4 sono i principali cardini rivendicativi dell’assemblea:

1. Le politiche occupazionali
Il piano triennale prevede l’assunzione di un numero nettamente inferiore di dipendenti a tempo determinato rispetto ai limiti imposti dalla legge nazionale. Se fino al 2013 un importante blocco del turnover (1) ha limitato a livello nazionale le assunzioni di qualsiasi struttura pubblica, dal 2014 è possibile assumere nella misura dell’80%. Per il 2014 il piano triennale prevede 213 assunzioni a tempo determinato, il 73,65% (accettabile, quasi l’80%, ma perché non arrivare all’80?), per il 2015 (non a caso l’anno di expo2015) invece il piano prevede per ora, su 400 posti possibili, 150 (si torna quasi al livello del 20%). Questo dopo che era stato presentato un primo piano che prevedeva 295 posti, tagliati per via degli input derivanti dai telegiornali in merito alla legge di stabilità, parola del dirigente Carli.

2. Le esternalizzazioni
Dalla riforma Bassanini in poi l’utilizzo delle esternalizzazioni è pratica diffusa nei differenti enti locali, ora resi “più snelli”. Ne consegue la fine della struttura a blocco monolitico di questi in favore di una nuova struttura reticolare. I conti pubblici, però, in perenne deficit, non sembrano averne giovato, motivo per cui in campagna elettorale Pisapia suggerì un’amministrazione in grado di reinternalizzare i servizi offerti (anche per averne maggior controllo). Il caso di questi giorni riguarda il servizio riscossione prima gestito da Equitalia Esatri spa attraverso una convenzione scaduta il primo ottobre scorso. L’amministrazione ha reinternalizzato il servizio per riesternalizzarlo nuovamente, attraverso una gara d’appalto i cui termini sono già scaduti a cui solo un’azienda ha partecipato. La spesa supera i 3 milioni di euro. Parte dei servizi sono quelli tuttora forniti dal personale a tempo determinato. La scelta politica pare alle oo.ss. troppo in linea con le precedenti amministrazioni, ai tempi accolte con una levata di scudi e che, per par condicio, tuttora genera una reazione oppositiva.

3. mobilità e relazioni sindacali
Sembra incredibile ma risultano ancora inevase centinaia di richieste di mobilità. La mobilità interna utilizzata dal comune di Milano attraverso comunicazioni di servizio definite “reperimento interno” è inoltre negata per diverse direzioni, per l’esattezza:
Direzione Centrale Casa;
Direzione Centrale Entrate e Lotta all’Evasione;
Direzione Centrale Opere Pubbliche e Centrale Unica Appalti;
Direzione Centrale Sviluppo del Territorio;
Direzione Centrale Attività Produttive e Marketing Territoriale;
Direzione Centrale Politiche Sociali e Cultura della Salute;

Proprio l’impossibilità di muoversi da questi settori viene giustificata dall’amministrazione che definisce queste direzioni come sotto organico, motivo per cui è ampiamente giustificato l’innesto di nuove risorse, innesto non reso possibile dal deludente piano triennale.
Nonostante ciò il sindaco Pisapia non perde l’occasione di polemizzare con le oo.ss. per via della vertenza messa in piedi da queste in merito alla situazione dei commessi (tutti di una certa età, alcuni appartenenti a categorie protette), spostati coattivamente dal giorno alla notte.
Da non credere

4. bilancio eccessivamente sbilanciato in direzione di Expo2015
Nel momento in cui si chiede un ulteriore sacrificio ai dipendenti di quest’amministrazione vengono spesi centinaia di milioni di euro per Expo2015, un grande evento che oltretutto produrrà nuovo debito che l’amministrazione comunale dovrà gestire (attraverso tagli ed esternalizzazioni si presume) nei prossimi anni. Non è possibile che i soldi manchino solo per i dipendenti comunali e di conseguenza per i servizi che questi portano avanti…..non è possibile usufruire di migliaia di volontari per portare avanti attività solitamente retribuite e sarebbe un danno ancora più grave utilizzare i volontari per surrogare la mancanza di personale.

L’assemblea, convocata presso gli spazi del cinema Odeon, è presto diventata un’assemblea di piazza davanti a Palazzo Marino, data l’importante partecipazione dei lavoratori non contenibile fra le mura del multisala di piazza Duomo. Come spesso capita in queste occasioni numerosi sono stati gli interventi infuocati da parte di lavoratori e delegati sindacali. Il riassunto della giornata è stato la proclamazione dello stato di agitazione dell’ente e l’inizio di un percorso di lotta composto da asssemblee nei settori, scioperi articolati o sciopero dell’intero ente.
Le richieste di incontro in pubblica piazza col sindaco Pisapia non sono state accolte dal sindaco stesso, fra il disappunto dei presenti e l’incredulità di chi ben percepiva nell’aria che una sua calata fra i mortali avrebbe attenuato gli animi ed allungato i tempi per il percorso di lotta (di fatto strangolandolo). Evidentemente in questo momento la strategia politica di questa giunta è differente.
L’unità sindacale al momento sembra stabile, a rafforzarla è lo stato di cose non facilmente riassumibile ma per cui vale la pena spendere due parole in più. Le spese riferite al personale che compone la macchina comunale, come legge impone, da anni sono in progressiva discesa. Il contratto nazionale è fermo al 2007 e di conseguenza il costo del lavoro è stabile da 7 anni (e nel decennio prima è salito di un’inezia). Le entrate sono invece maggiori, o meglio i trasferimenti da Stato a Enti Locali sono diminuiti ma maggiori sono le entrate dovute ai tributi locali. Ciò produce un maggior disavanzo fra le entrate dovute in un modo o nell’altro dal lavoro dei dipendenti e le uscite dovute alla retribuzione del lavoro che produce o anche solo giustifica in un modo o nell’altro queste entrate. In quest’ottica sembra inaccettabile questo progressivo disinvestimento su servizi, organico e salario accessorio a danno in primo luogo di precari e potere d’acquisto dei dipendenti tutti (per non parlare dell’attacco ai diritti più in generale del livello nazionale, leggisi jobs act).
In più, la moda del renzismo di inserire in busta paga elemosine destinate a passare annualmente dalla tagliola della legge di stabilità mette in seria discussione non solo la contrattazione nazionale come dispositivo salariale appunto nazionale ma anche più genericamente la possibilità da parte dei dipendenti di contare su diritti salariali acquisiti, di contare su aumenti stabili ed indiscutibili oltre che di legare il contesto salariale al più generale contesto dei diritti sul lavoro.

Ora la palla passa all’agitazione: saranno in grado i più volte criticati sindacati tradizionali di portare avanti, senza posa, senza fermarsi alla prima offerta di briciole, un percorso di lotta che potenzialmente potrà aggregare non solo i dipendenti tradizionali dell’ente ma anche tutti i lavoratori con scarso potere contrattuale (ci sono anche, senza dubbio, lavoratori che possono invece contare su un buon potere contrattuale, non c’è dubbio) nell’orbita dell’amministrazione comunale nel nome della lotta ai tagli imposti dalla legge di stabilità renzista? Saranno in grado i lavoratori del Comune di Milano di riportare il baricentro della loro attività sui servizi alla città e non sui servizi in appoggio ad Expo2015 ed ai soggetti che vi speculano? Al termine dell’assemblea, nell’apice dell’eccitazione, alcuni dirigenti sindacali han parlato di portare nei 6 mesi di Expo2015 sei mesi di agitazione sindacale. Se è vero che fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare, a questo punto si tratta di capire quanto è grande questo mare.

NOTE
(1) Il turnover è quel dispositivo amministrativo attraverso cui per ogni dipendente in pensione è possibile assumere un nuovo dipendente. Il turnover all’80% permette di assumere 4 dipendenti ogni 5 neopensionati.
(2) Le esternalizzazioni hanno almeno un triplice obiettivo: finanziarizzare le attività sul territorio, slegare voci di spesa dai capitoli di bilancio sensibili alle limitazioni europee, promuovere una rete di clientele. Il fenomeno è comunque complesso e non semplificabile in questo contesto
(3) Un’ ATI composta da Engineeng Tributi per il 90% ed Abaco spa per il 10%. Engineering Tributi è già inserita da anni nei servizi finanze e oneri tributari del comune di Milano attraverso differenti appalti che vanno dalla consulenza fiscale al supporto informatico all’inserimento dati. Essendo sul territorio nazionale poche (3/4) le società che possono fornire questi servizi spesso capita che più che davanti a bandi ci troviamo davanti ad assegnazioni dirette e queste società han gioco forza a spartirsi il territorio.
(4) Si pensi in primo luogo ai lavoratori delle cooperative sociali, le prime vittime dei tagli


Alessandro in Lotta

Alessandro Verga

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