venerdì 31 ottobre 2014

Burkina Faso in fiamme, militari al potere Compaoré non lascia: “pronto a negoziati”

La folla assalta Parlamento e tv di Stato, poi l’esercito impone il coprifuoco Trenta morti e almeno 100 feriti negli scontri. L’opposizione: no al golpe
Gli scontri nella capitale Ouagadougou

Il regime di Blaise Compaoré, padre padrone del Burkina Faso da 27 anni, è sul punto di crollare. Ma dopo quattro giorni di manifestazioni di massa, e un mezzo colpo di Stato orchestrato dai generali, il presidente ancora non molla. Il presidente ha accettato di rinunciare al progetto di riforma costituzionale che gli avrebbe ancora allungato il mandato, ma non intende dimettersi anche se è disposto a «trattare» con l’opposizione. 

I dimostranti, che ieri avevano assaltato e dato alle fiamme il Parlamento, sono tornati in piazza, almeno un milione, nel centro della capitale Ouagadougou. Vogliono che Compaoré «degage», vada via. Una richiesta «non negoziabile», afferma Bénéwendé Sankara, portavoce dell’opposizione. Ma i manifestanti avvertono anche i militari: «Non accetteremo golpe di nessun tipo». 

L’esercito ieri sera ha annunciato una transizione «di almeno 12 mesi» prima di nuove elezioni. Oggi doveva essere annunciata la composizione del nuovo governo provvisorio, di fatto una giunta militare. Ma in migliaia stanno da questa mattina assediando la sede dello Stato maggiore delle forze armate burkinabè per chiedere le dimissioni del suo capo, il generale Honoré Nabere Traoré, considerato troppo vicino al presidente. Pesante il bilancio complessivo degli scontri: 30 morti e almeno 100 feriti.  

Le proteste sono esplose dopo l’annuncio di una riforma costituzionale per permettere a Compaoré - salito al potere dopo aver ucciso il fondatore del Burkina Faso Thomas Sankara - di prolungare ulteriormente il suo mandato, dopo 27 anni al potere.  

Ora, con il generale Honoré Traoré in difficoltà, a meno che voglia far sparare direttamente su un milione di persone nelle strade, la figura che emerge è il generale in pensione Kouamé Lougué, invocato questa mattina dalla folla. Lougué era stato messo da parte dallo stesso Compaoré nel 2003 proprio perché troppo vicino alle posizioni di Sankara. Voci incontrollate - riferite riferita dal sito Koaci - dicono che sarebbe stato fermato dai militari fedeli a Compaoré mentre cercava di unirsi ai manifestanti in piazza della Nazione. 

Ma gli uomini del regime sono in difficoltà. Nel corso della notte le abitazioni di decine di uomini politici considerati vicini a Compaorè sono state prese d’assalto, devastate e saccheggiate. «È la nostra primavera nera, come primavere le arabe» conferma Pargui Emile Paré, esponente del Movimento del Popolo per il Progresso (Mpp), fra i leader della protesta e già candidato alla presidenziali del 2005 e 2010.  

Alla radice dei disordini gli stessi problemi: presidente al potere a vita, con tanto di culto della personalità, regimi poveri e corrottissimi che sistemano solo parenti, amici e sodali. Compaoré, all’inizio protagonista di una «seconda decolonizzazione» al fianco di Sankara, si è avvicinato man mano sempre più a Parigi e Washington. Il Paese, a maggioranza musulmana, ospita una importante base per il contrasto al terrorismo islamista nel Sahel. Il Burkina Faso confina con Mali e Niger, due Paesi molto esposti alle infiltrazioni di gruppi vicini ad Al Qaeda e all’Isis.
(Twitter: @giostabile

http://www.lastampa.it/2014/10/30/esteri/burkina-faso-assalto-ai-palazzi-del-potere-vacilla-il-presidentepadrone-compaor-OGvyaIU1STcSYLb6FC57HJ/pagina.html

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